Gli Houthi hanno completato la conquista dello stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio marittimo che collega l'Asia all'Europa attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez. La milizia sciita yemenita sostenuta dall'Iran ha raggiunto la città portuale di Dhubab e ha annunciato il controllo totale del settore, dopo aver preso l'isola strategica di Mayyun, conosciuta anche come Perim, che si trova al centro dello stretto. Lo hanno riferito due fonti governative yemenite e un funzionario locale, secondo cui imbarcazioni con combattenti armati sono arrivate sull'isola dopo il ritiro delle forze governative.
L'offensiva è scattata la scorsa settimana contro le forze governative appoggiate dall'Arabia Saudita. Prima dell'avanzata, gli Houthi controllavano già la capitale Sanaa e la principale città portuale di Hodeida, sul Mar Rosso, ma non disponevano di territori affacciati direttamente sullo stretto. Nelle ultime ore il gruppo ha conquistato anche la città strategica di Mokha. Un testimone ha riferito che uomini armati si stanno schierando lungo la costa di Bab el-Mandeb a bordo di veicoli militari.
Il passaggio ha assunto un'importanza ancora maggiore dall'inizio della guerra in Medio Oriente e del blocco imposto dall'Iran allo stretto di Hormuz. Le quotazioni del Brent e del Wti sono salite sopra i cento dollari al barile. L'Arabia Saudita ha risposto all'avanzata con decine di attacchi aerei: gli ultimi due hanno colpito l'aeroporto di Mokha, secondo media vicini al gruppo. Il portavoce militare Houthi, Yahya Saree, ha affermato che Riad ha condotto 64 raid sullo Yemen nelle precedenti 24 ore, senza però riuscire finora a fermare l'avanzata.
Sul piano diplomatico, il comandante del Comando militare centrale degli Stati Uniti, l'ammiraglio Brad Cooper, è volato in Arabia Saudita per incontri urgenti di coordinamento. Secondo quanto riportato da Axios, citando due fonti a conoscenza della vicenda, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman ha esortato il presidente americano Donald Trump, in due telefonate, a lanciare attacchi contro gli Houthi. Trump ha rifiutato e i funzionari statunitensi hanno precisato che Washington non ha in programma azioni militari dirette contro il gruppo.
«Gli Stati Uniti sono concentrati sulla protezione dei nostri interessi fondamentali di sicurezza nazionale, come garantire la libertà di navigazione nel Mar Rosso, e al contempo danno ai nostri partner regionali la possibilità di assumere un ruolo guida nella gestione e nella risoluzione delle sfide alla sicurezza regionale», ha dichiarato ad Axios un alto funzionario dell'amministrazione Trump. Secondo la stessa fonte, Washington avrebbe comunque fornito all'Arabia Saudita dati di intelligence e informazioni sugli obiettivi.
In parallelo, i ministri degli Esteri di Iran e Arabia Saudita, Abbas Araghchi e Faisal bin Farhan, hanno avuto un colloquio telefonico per discutere «l'escalation delle tensioni e la crescente insicurezza nella regione». Lo ha riferito il ministero degli Esteri di Teheran, senza menzionare direttamente i combattimenti nello Yemen, dove i due Paesi sostengono schieramenti opposti. Nel corso della telefonata i due ministri hanno sottolineato la necessità di «proseguire la cooperazione e gli sforzi diplomatici per impedire l'estensione delle tensioni e ristabilire la stabilità». In una dichiarazione separata dedicata allo Yemen, il ministero iraniano ha sostenuto che è «impossibile risolvere la crisi yemenita attraverso l'intervento militare».
Teheran sostiene militarmente e finanziariamente gli Houthi, che controllano da anni vaste aree del nord dello Yemen. Riad appoggia invece il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale e, secondo il gruppo, sta conducendo attacchi aerei contro le sue posizioni dall'inizio della nuova avanzata. La posta in gioco è il controllo di un passaggio cruciale per le esportazioni petrolifere dell'Arabia Saudita e per il traffico commerciale tra Asia ed Europa.
