Kramatorsk, nell'oblast di Donetsk, sta diventando una città fantasma e in essa non c'è alcuna tregua. A raccontarlo a Tgcom24 è Roberto Falletti, referente dell'associazione umanitaria La Memoria Viva, impegnata a sostegno della popolazione ucraina colpita dalla guerra. Secondo quanto riferito, aviobombe, droni di tipo Shahed continuano a volare ininterrottamente sopra la città e colpiscono civili e mezzi di soccorso, configurandosi, nelle parole del volontario, come uno sciame che non lascia respiro alla popolazione.
Falletti spiega che l'associazione ha portato l'ennesimo furgone blindato ai vigili del fuoco di Kramatorsk e del Donetsk, con l'obiettivo di evacuare i civili rimasti. Durante il collegamento con la redazione, in sottofondo si sentono colpi di artiglieria, mentre accanto al volontario un collega osserva il cielo, perché i droni possono colpire da un momento all'altro. Circolare in auto è impossibile; a piedi si può muoversi, ma, come sottolinea Falletti, si tratta di un «safari umano».
Prima della guerra gli abitanti di Kramatorsk erano circa 150mila. Oggi, secondo la stima riportata dal volontario, sono tra 2mila e 3mila, e tutti si trovano senza luce, senza acqua e senza riscaldamento. Da Kramatorsk è stato disposto un ordine di evacuazione obbligatoria, perché, sottolinea Falletti, in città non c'è sicurezza. Il quadro descritto è quello di un centro urbano svuotato progressivamente, in cui la permanenza dei civili è resa sempre più difficile dalla mancanza dei servizi essenziali.
Le auto civili non possono essere impiegate per le evacuazioni, perché diventano bersagli dei droni. I mezzi corazzati, resi disponibili grazie a donazioni private, permettono invece di mettere in sicurezza sia il soccorritore sia la persona soccorsa. Secondo il volontario, l'operazione è «chirurgica» e dura pochi minuti: i cittadini recuperano gli effetti personali dalle case e vengono portati fuori dall'oblast di Donetsk verso Kharkiv. Il collegamento con la città fornisce così un quadro diretto delle condizioni con cui operano i soccorritori locali, costretti a muoversi tra il rischio costante di attacchi aerei e la scarsità di mezzi adeguati.
Il destino di chi lascia la città resta però incerto. Come ricorda Falletti, le persone evacuate hanno perso tutto e dovranno ricostruire la propria vita da zero, in un'area lontana dalle abitazioni d'origine e con un futuro ancora da definire. La testimonianza, raccolta da un volontario che opera sul posto, non è accompagnata da dati ufficiali indipendenti sulle vittime o sui danni, e va quindi letta come resoconto diretto di chi assiste alle evacuazioni.
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