Le vittorie elettorali di Luiz Inácio Lula da Silva in Brasile e della Lista degli studenti in Serbia sono state accolte con entusiasmo da esponenti del Partito democratico e di Alleanza Verdi e Sinistra, che le hanno lette come un segnale di riscossa progressista in Europa e in America Latina. Il quadro, però, è più complesso di quanto le reazioni politiche lascino intendere, e lo dimostrano i dati dei mercati e la composizione delle forze vincitrici.

Sul fronte brasiliano, la conferma di Lula ha provocato una forte reazione finanziaria. L'indice Ibovespa della Borsa di San Paolo ha perso quasi il 17 per cento, costringendo ad attivare il meccanismo di interruzione automatica delle contrattazioni per la prima volta dal marzo 2020, ai tempi dell'emergenza Covid. Anche il real si è svalutato rispetto al dollaro. Nelle stesse elezioni, il Partido liberal dell'ex presidente Jair Bolsonaro ha ottenuto la maggioranza in entrambi i rami del Parlamento, così come tra i governatori degli Stati.

Tra le reazioni italiane, la vicepresidente della Camera Anna Ascani ha parlato di vittorie «inaspettate e importantissime» contro populisti e nazionalisti, citando il premier spagnolo Pedro Sánchez, che ha accostato il risultato brasiliano a una «remontada globale del progresismo». Laura Boldrini ha scritto che in Brasile come in Serbia «vincono la democrazia e la partecipazione». Elly Schlein ha letto il voto come un no al «potere oligarchico delle destre nazionaliste» e alle ingerenze di Donald Trump e dei suoi alleati. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno invece criticato la premier Giorgia Meloni per non essersi congratulata con Lula, definendo la scelta un fatto di «gravità inaudita». In realtà, la presidente del Consiglio ha diffuso una nota in cui rende omaggio alla «straordinaria prova di partecipazione elettorale» in Brasile.

In Serbia, la Lista degli studenti ha conquistato la maggioranza assoluta dei seggi, sconfiggendo l'ex presidente Aleksandar Vučić. Debora Serracchiani ha parlato di una dimostrazione «di quanto la partecipazione possa cambiare il destino di un Paese», mentre Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, ha scritto che «oggi il mondo si sveglia più libero e giusto». Secondo gli analisti, però, la Lista è un movimento eterogeneo che include forze liberali, verdi e nazionaliste, e la campagna si è concentrata soprattutto sulla lotta alla corruzione e su temi interni, più che sulla geopolitica.

Sul piano della politica estera, non sono attesi cambiamenti rilevanti. La Lista è contraria all'indipendenza del Kosovo, che considera parte integrante della Serbia, è favorevole al mantenimento della partnership storica con la Russia, è contraria all'introduzione di sanzioni contro Mosca e guarda alla Cina come partner commerciale per i settori strategici. Il Partito democratico, nonostante ciò, ha sostenuto che la Lista abbia vinto «sconfiggendo anche le ingerenze russe».

Infine, il contesto spagnolo. Nel corso di un comizio a Gijón, Sánchez ha chiesto ai suoi sostenitori di seguire l'esempio di Lula, affermando che «la speranza è più forte dell'odio», e ha attaccato l'estrema destra europea, sottolineando che Milei, Trump e la stessa Meloni hanno sostenuto il leader di Vox Santiago Abascal in vista del voto spagnolo.

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.