La Germania si prepara a uno scontro diretto con Mosca. Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, il cancelliere Friedrich Merz sarebbe pronto ad accusare formalmente la Russia di essere dietro al caso del drone carico di esplosivo intercettato alcune settimane fa sopra l'aeroporto di Lipsia. Un attacco fallito, secondo l'intelligence tedesca, che Berlino intenderebbe ora utilizzare come base per un giro di vite nei confronti del Cremlino.
L'accusa dovrebbe essere formalizzata entro la riunione dei ministri degli Esteri dell'Unione Europea in programma martedì in Irlanda. Parallelamente, il governo Merz spingerebbe per un nuovo pacchetto di sanzioni europee contro Mosca, senza escludere misure bilaterali esemplari come l'espulsione di diplomatici russi e la convocazione dell'ambasciatore russo a Berlino. Fonti vicine all'esecutivo citate da Politico riferiscono che le sanzioni separate potrebbero includere anche la chiusura della Casa Russa a Berlino e l'invio di nuove armi all'Ucraina.
La decisione arriva in un momento di forte tensione sul fronte orientale. Venerdì un attacco russo ha colpito un deposito di munizioni non autorizzato nel villaggio di Myla, nel distretto di Bucha, a nordovest di Kiev, causando 37 morti e 42 feriti. Le immagini diffuse dal Kyiv Post mostrano un'alta colonna di fumo alzarsi al tramonto. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha parlato di «una situazione terribile e una terribile negligenza da parte di chi ha immagazzinato esplosivi accanto alla popolazione», ammettendo che «quel deposito d'armi non avrebbe dovuto trovarsi lì». Il capo dello Stato ha convocato la procura generale, il ministero dell'Interno, i servizi di sicurezza e lo stato maggiore delle Forze armate per fare luce sulla strage.
La capitale ucraina continua intanto a subire attacchi. Ieri una bambina di due anni è rimasta uccisa e 29 persone ferite in un attacco con droni russi su un caffè nel quartiere Obolonskyi di Kiev. Altre cinque persone erano rimaste ferite in un precedente attacco, secondo il sindaco Vitali Klitschko. Il ministero della Difesa di Mosca ha dichiarato che «droni d'attacco e armi aeree di precisione» hanno colpito anche il centro di trasporto e logistica Fim Service nel villaggio di Chaiki, i cui magazzini erano utilizzati per lo stoccaggio di componenti per missili da crociera a lungo raggio Flamingo.
Nel frattempo, il presidente russo Vladimir Putin ha ricevuto il leader bielorusso Aleksandr Lukashenko nella residenza di Novo-Ogaryovo, a 30 chilometri dal Cremlino. L'incontro, arrivato a pochi giorni dalla visita del direttore della Cia John Ratcliffe, alimenta i timori di un'escalation del conflitto. Lukashenko ha dichiarato che «Russia e Bielorussia hanno un problema comune alla frontiera occidentale e meridionale rispettivamente. È un problema reale che però risolveremo, per quanto alcuni non lo vogliano». Parole che indicherebbero la rinnovata disponibilità di Minsk a unirsi alla guerra di Mosca, dopo che all'inizio dell'estate la Bielorussia aveva spento i ripetitori dei segnali che avrebbero potuto aiutare i droni russi.
Secondo quanto riferito dal vice capo di gabinetto della presidenza ucraina Pavlo Palisa, l'intelligence di Kiev avrebbe raccolto informazioni secondo cui i comandi militari russi starebbero pianificando nuove operazioni contro Kiev e Chernihiv, in prossimità del confine tra Ucraina e Bielorussia. La nuova offensiva non scatterebbe in tempi strettissimi ma dopo le legislative in Russia del 20 settembre, a cui farebbe seguito il reclutamento di circa 400mila nuove reclute. Kiev avrebbe già elaborato possibili contromisure.
I timori occidentali sono confermati anche dal primo ministro polacco Donald Tusk, che secondo l'Ukrainska Pravda avrebbe dichiarato che ci sono segnali che la Russia si sta seriamente preparando a un'escalation e che i prossimi sette-otto mesi saranno decisivi per la sicurezza dell'Ucraina, della Polonia e dell'intera regione. Glissando sul contenuto dei suoi scambi con Ratcliffe, Tusk ha osservato che «alcune informazioni devono rimanere riservate quando si tratta di problemi di sicurezza, ma ciò non significa che il pubblico debba essere privato delle informazioni sulle minacce più importanti».
