La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha superato i sei mesi, molto oltre la durata prevista inizialmente dall'amministrazione americana. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio con attacchi coordinati contro la leadership iraniana e siti militari strategici, si è esteso a diversi Paesi del Golfo e ha portato al blocco dello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti al mondo. Quella che era stata presentata come un'operazione breve si è trasformata in una missione a tempo indeterminato per Washington.
Secondo il Comando centrale degli Stati Uniti, in sei mesi le forze americane hanno colpito oltre 13 mila obiettivi iraniani, tra quartier generali militari, navi, sistemi di difesa aerea e siti per il lancio di droni. L'Iran ha risposto attaccando le basi statunitensi in Bahrein, Kuwait, Giordania e Iraq con missili e droni, ma la risposta più rilevante è arrivata sul mare, con la chiusura del traffico commerciale nello Stretto di Hormuz. La riapertura della rotta, inizialmente considerata un obiettivo secondario, è diventata uno dei punti centrali della missione americana.
Il bilancio umano del conflitto è pesante: dall'inizio della guerra sono morti 18 militari americani e più di 750 sono rimasti feriti. Il presidente Donald Trump ha partecipato a tre cerimonie per il rimpatrio delle salme, definendole «una delle cose più difficili da fare per un presidente». La guerra sta pesando anche sull'economia globale: in sei mesi i prezzi mondiali del petrolio sono aumentati di circa il 25% e negli Stati Uniti il costo medio di un gallone di benzina ha superato i quattro dollari, circa un dollaro in più rispetto al periodo precedente al conflitto. Secondo un rilevatore della Brown University, ogni americano ha speso in media quasi 700 dollari in più per il carburante.
Il segretario della Difesa Pete Hegseth ha stimato in oltre 37,5 miliardi di dollari il costo sostenuto finora dagli Stati Uniti. Il Pentagono ha inoltre chiesto al Congresso altri 67,1 miliardi per le spese di quest'anno, in gran parte legate al conflitto. La Casa Bianca ha proposto per l'anno fiscale 2027 un bilancio record per la difesa da 1.500 miliardi di dollari, con un aumento del 42%. Intanto il sostegno dell'opinione pubblica continua a diminuire: secondo un sondaggio Reuters/Ipsos condotto a fine agosto, soltanto il 31% degli americani approva gli attacchi contro l'Iran, rispetto al 37% di marzo. Il consenso tra gli elettori repubblicani è sceso dal 77% al 69%, mentre il 90% dei democratici e il 67% degli indipendenti si oppongono all'intervento. Solo il 25% approva la gestione dell'Iran da parte di Trump, contro il 63% di giudizi negativi.
Anche tra i repubblicani al Congresso cresce il timore che la guerra possa danneggiare il partito alle elezioni di metà mandato. «Dobbiamo chiuderla», ha dichiarato a luglio lo speaker della Camera Mike Johnson, ammettendo che una conclusione prima del voto sarebbe «utile». I negoziati risultano fermi: il memorandum d'intesa in 14 punti firmato a metà giugno dai presidenti dei due Paesi avrebbe dovuto aprire la strada a un accordo complessivo sul nucleare, ma la tregua è stata violata nel giro di una settimana e Trump ha dichiarato morto il documento appena 22 giorni dopo la sua entrata in vigore.
Nell'ultimo mese gli Stati Uniti non hanno condotto attacchi su vasta scala e stanno tornando a privilegiare la pressione economica. Oltre al blocco dei porti iraniani, Washington ha minacciato pesanti sanzioni contro tutti i Paesi che continuano a commerciare con Teheran. Trump ha definito la nuova campagna un «D-Day economico», mentre il segretario al Tesoro Scott Bessent l'ha presentata come «l'inizio della fase finale». L'amministrazione non ha tuttavia fissato scadenze precise né chiamato direttamente in causa la Cina, principale partner commerciale dell'Iran. Le consultazioni attraverso i Paesi mediatori proseguono e Washington e Teheran si scambiano ancora messaggi occasionali, ma, secondo funzionari statunitensi citati da Abc News, i progressi sono bloccati e le speranze di raggiungere un accordo duraturo sono ai minimi.
