Decine di delegazioni hanno abbandonato l'Aula dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel momento in cui il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è affacciato sul podio per pronunciare il suo discorso. La scena, avvenuta durante i lavori dell'assise Onu, ha segnato l'avvio di un intervento già preceduto da contestazioni: fischi e cori hanno accompagnato l'ingresso del premier israeliano, mentre numerosi rappresentanti lasciavano i propri posti in segno di protesta.

La reazione di Netanyahu è stata immediata e diretta. Rivolgendosi ai presenti, ha dichiarato: «Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato questa sala, vi prego di farlo ora. Grazie mille». La frase, pronunciata dal podio dell'Assemblea generale, ha trasformato l'uscita delle delegazioni in un passaggio centrale del suo intervento, amplificando il tono dello scontro diplomatico.

L'episodio si inserisce in un contesto di forte tensione internazionale. Nel corso del suo discorso, il leader israeliano ha affrontato diversi temi, tra cui la questione dei coloni, definiti «un pugno di giovani teppisti», e la posizione di Israele e Stati Uniti, che secondo Netanyahu hanno agito «per salvare l'umanità». Il premier ha inoltre mostrato un cercapersone, riferimento all'operazione condotta contro Hezbollah, affermando che l'organizzazione «ricorda bene» quanto accaduto.

Sul fronte palestinese, il presidente dell'Autorità nazionale palestinese, Abu Mazen, ha replicato ribadendo che «il popolo palestinese rimarrà sulla propria terra». Le sue parole, riportate nel contesto della stessa giornata di lavori, delineano una distanza netta tra le posizioni espresse dalle due parti davanti alla comunità internazionale.

La protesta delle delegazioni all'Onu rappresenta un segnale politico rilevante. L'uscita collettiva dall'Aula, accompagnata da fischi e cori, ha reso visibile il dissenso di numerosi Paesi nei confronti del governo israeliano e delle sue politiche. Il gesto non è isolato: si colloca in una fase in cui il dibattito sulle crisi in Medio Oriente continua a dividere gli Stati membri delle Nazioni Unite.

Per l'Italia e per l'Europa, l'episodio assume un significato particolare. Le posizioni espresse in Assemblea generale incidono sugli equilibri diplomatici e sulle iniziative che i governi europei sono chiamati a sostenere nei prossimi mesi. La frattura emersa durante il discorso di Netanyahu contribuisce a rendere più complesso il percorso verso una posizione comune, in un momento in cui la comunità internazionale è chiamata a confrontarsi sulle prospettive di stabilizzazione della regione.

Il discorso del premier israeliano e la reazione delle delegazioni hanno dunque offerto un'immagine netta delle divisioni che attraversano l'Onu. Da un lato, la fermezza di Netanyahu, che ha rivendicato l'azione di Israele e ha attaccato chi contestava la sua presenza; dall'altro, la scelta di decine di rappresentanze di lasciare l'Aula, trasformando un momento istituzionale in una manifestazione di dissenso. L'Assemblea generale si conferma così uno dei luoghi in cui le tensioni internazionali trovano la loro espressione più visibile.

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Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.