Papa Leone XIV ha concluso il suo viaggio in Francia con un appello all'Europa, mettendo in guardia contro quella che ha definito una deriva sempre più barbara delle relazioni umane e tra gli Stati. Nell'ultima tappa a Metz, il Pontefice ha denunciato l'illusione del riarmo e ha invitato il continente a riscoprire l'ispirazione dei padri fondatori, da Schuman in poi, mentre il Vecchio continente sceglie di armarsi.

Il viaggio si era aperto con numeri ben oltre le attese: 800mila persone hanno partecipato alla messa a Parigi, 150mila a quella di Lourdes. In un Paese laico, dove la religione appare sempre meno influente, la partecipazione massiccia dei fedeli è stata letta da molti come un successo ben prima di qualsiasi bilancio ufficiale. Il Pontefice ha voluto ribadire in quasi tutti i suoi discorsi il carattere sacro e inviolabile della vita umana, in tutte le sue fasi e in ogni circostanza, consapevole di trovarsi in una nazione dove aborto e fine vita sono regolati dallo Stato.

L'ultima tappa del viaggio, Metz, ha offerto l'occasione per il messaggio più politico. Leone XIV ha parlato di un'Europa che si arma mentre le relazioni tra gli Stati si fanno «sempre più barbare». Un continente nel quale, ha denunciato, i rapporti umani e internazionali sembrano perdere ogni misura civile. Il riferimento non è solo alle guerre in corso, ma a un clima generale che il Pontefice ha descritto come una minaccia per la convivenza.

Il tema della vita è stato centrale in tutto il viaggio. In un Paese dove le leggi sull'aborto e sul fine vita sono di competenza statale, il Papa ha ripetuto che la vita umana è sacra e inviolabile in ogni sua fase e in ogni circostanza. Un messaggio che ha accompagnato ogni tappa, da Parigi a Lourdes fino a Metz, e che rappresenta una presa di posizione netta in un dibattito pubblico francese particolarmente sensibile su questi temi.

La partecipazione dei fedeli ha superato ogni previsione. Gli organizzatori si aspettavano numeri più contenuti, considerando il contesto di un Paese fortemente secolarizzato. Invece, le 800mila presenze a Parigi e le 150mila a Lourdes hanno trasformato il viaggio in un evento di massa, con un impatto che va oltre la sfera religiosa e tocca la società civile. Per molti osservatori, si tratta di un segnale della domanda di spiritualità che attraversa la Francia contemporanea.

Il viaggio di Leone XIV arriva in un momento delicato per l'Europa, segnato da tensioni internazionali e da un dibattito acceso sulle politiche di difesa. L'appello del Pontefice contro l'illusione del riarmo si inserisce in questo contesto, con un richiamo esplicito a un'Europa ispirata ai valori di pace e cooperazione che ne hanno segnato la fondazione. Il monito non è nuovo nel magistero, ma assume un peso particolare in un viaggio che ha mostrato una mobilitazione popolare inattesa.

Il messaggio di Metz chiude un viaggio che ha combinato momenti di preghiera e riflessione pubblica. Il Papa ha parlato a un'Europa che, secondo le sue parole, rischia di smarrire la misura delle relazioni umane e internazionali. La denuncia della barbarie crescente non è solo un'allerta morale, ma anche un invito a ripensare le priorità politiche del continente, a partire dalla scelta di investire in armamenti invece che in dialogo e cooperazione.

La conclusione del viaggio francese lascia ora aperte diverse questioni. Da un lato, il successo di partecipazione pone interrogativi sul rapporto tra la società francese e la fede. Dall'altro, l'appello all'Europa rilancia il ruolo della Santa Sede nel dibattito internazionale, in un momento in cui le istituzioni europee sono chiamate a decisioni cruciali su sicurezza e difesa. Il Pontefice ha scelto di parlare chiaro, senza diplomazie, rivolgendo un monito che riguarda tanto i governi quanto i cittadini.

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Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.