L'Iran non ha in programma nuovi colloqui con gli Stati Uniti. Lo ha riferito l'agenzia di stampa governativa Irna, smentendo l'annuncio del presidente americano Donald Trump, che aveva lasciato intendere di aspettarsi a breve una ripresa dei negoziati indiretti tra i due Paesi. «La delegazione iraniana presente a New York non prevede negoziati con gli Usa», ha scritto l'Irna, citando una fonte vicina alla delegazione.

Secondo quanto era stato annunciato, i colloqui indiretti avrebbero dovuto tenersi lunedì 28 settembre, con il Qatar nel ruolo di mediatore tra il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, e l'inviato di Trump, Steve Witkoff. L'annuncio iniziale era stato dato dallo stesso presidente americano e confermato a fonti ben informate. La smentita di Teheran arriva però poche ore dopo, gelando le aspettative di una ripresa del dialogo.

La vicenda si inserisce in un quadro già teso. Trump aveva respinto il piano proposto dalla Repubblica islamica per la riapertura dello Stretto di Hormuz entro sette giorni, definendolo non soddisfacente. Tra le misure rimarcate dal presidente americano, quella di una ripresa degli attacchi all'Iran «rimane un'opzione valida» se i prossimi colloqui non andranno nella giusta direzione. Una posizione che aveva immediatamente provocato la reazione di Teheran.

Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in un'intervista a Meet the Press della Nbc, aveva risposto ribadendo le condizioni della Repubblica islamica. Pur preferendo una soluzione pacifica, l'Iran è pronto a riprendere la guerra, «anche se si dovesse arrivare a una guerra apocalittica». «Vogliamo che i nostri beni, congelati illegalmente, vengano sbloccati. Vogliamo poter vendere il nostro petrolio. Vogliamo alcune cose che gli Usa si sono già impegnati a concedere nei precedenti accordi», ha proseguito Araghchi.

Il capo della diplomazia iraniana ha poi ricordato che Usa e Israele hanno attaccato l'Iran nel bel mezzo dei negoziati durante la guerra dei dodici giorni dello scorso anno. «Se ce lo chiedete, non c'è motivo per cui dovremmo tornare alla diplomazia», ha detto, «ma io continuo a tentare la via diplomatica, perché credo che non dobbiamo perdere nessuna occasione per la pace». Nonostante il rifiuto di Trump dell'ultima proposta iraniana, «stiamo ancora aspettando una risposta ufficiale tramite i mediatori», ha concluso il ministro.

La smentita iraniana ridimensiona dunque le attese di un riavvicinamento tra Washington e Teheran, mentre restano sul tavolo le condizioni poste dalla Repubblica islamica e la minaccia americana di riprendere le ostilità. Il quadro resta fluido e le prossime mosse dei due Paesi saranno decisive per capire se la via diplomatica potrà riaprirsi o se prevarrà la linea dello scontro.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.