Il governo spagnolo ha riapprovato i due decreti sull'abitazione che erano stati bocciati dal Congresso quattro giorni prima, con l'obiettivo di ottenere il via libera della Deputazione permanente. La decisione, annunciata a ventiquattr'ore dalla convocazione delle elezioni anticipate del 29 novembre, porta l'emergenza abitativa al centro della campagna elettorale. Il premier Pedro Sánchez ha difeso i nuovi testi come un insieme di misure di «buonsenso», arricchito da «integrazioni molto positive», e ha assicurato che l'esecutivo «non getta la spugna e non abbandona le persone» nonostante la fine anticipata della legislatura.
I decreti conservano l'essenza di quelli respinti e raccolgono 21 interventi per facilitare l'accesso agli affitti e all'acquisto, ampliare l'offerta di edilizia agevolata, contrastare la speculazione, dare stabilità a piccoli proprietari e inquilini e proteggere le persone più vulnerabili dagli sfratti. Sul piano economico, il pacchetto mobilita 10 miliardi di euro attraverso l'Istituto di Credito Ufficiale, con prestiti fino a 50 mila euro per l'acquisto della prima abitazione. Altri 280 milioni di garanzie sono destinati a favorire l'industrializzazione del settore delle costruzioni e 400 milioni a sostenere gli operatori dell'edilizia sociale. È inoltre prevista l'acquisizione, da parte di Casa 47, di migliaia di immobili della previdenza sociale.
Tra le misure richiamate dal premier figurano le detrazioni sull'imposta sul reddito per gli inquilini, la proroga biennale dei contratti di affitto per chi è in regola con i pagamenti, i limiti agli aumenti dei canoni e agli acquisti da parte dei cosiddetti «fondi avvoltoio». Il governo interviene anche sugli affitti stagionali e delle stanze, lega i benefici fiscali delle società di investimento immobiliare all'offerta di locazioni a prezzi accessibili e prevede l'applicazione dell'IVA agli appartamenti turistici. Una delle modifiche rispetto ai testi bocciati riguarda il divieto di acquisti speculativi di abitazioni, esteso fino al 2030, due anni in più rispetto alla versione precedente. Restano previste eccezioni quando gli immobili sono destinati ad alloggi sociali o a prezzi accessibili.
Il provvedimento principale sembra avere i numeri per superare il passaggio parlamentare. Il Partito Nazionalista Basco ha annunciato il proprio sostegno «per responsabilità e coerenza», offrendo al governo la maggioranza necessaria alla conversione. Il testo entrerà in vigore domani con la pubblicazione sul Bollettino Ufficiale dello Stato. Resta invece in salita la strada del secondo decreto, che prevede il rinnovo automatico dei contratti di locazione. Il PNV conferma la propria contrarietà: per la portavoce Maribel Vaquero si tratta di «un attacco al piccolo proprietario», destinato a risultare «controproducente» rispetto all'obiettivo dichiarato. Sánchez ha precisato che questo provvedimento entrerà in vigore soltanto se la Deputazione permanente lo approverà.
La casa è diventata terreno di scontro tra governo e opposizioni, ma anche di competizione a sinistra. Sumar rivendica di aver spinto i socialisti ad accogliere le richieste della piazza e rilancia gli affitti a tempo indeterminato. La ministra della Sanità, Mónica García, sostiene che la formazione abbia «spinto fino al Consiglio dei ministri le mobilitazioni» della piazza, superando «certe resistenze» del PSOE che, avverte, «restano». García indica negli affitti a tempo indeterminato una «misura strutturale» di cui Sumar farà una bandiera elettorale. Più dura la posizione di Podemos: la segretaria generale Ione Belarra accusa i socialisti di voler utilizzare le proteste «in modo partitico» per convocare le elezioni, anziché accompagnarle con «politiche coraggiose», e invita a partecipare allo sciopero generale per la casa.
Sul fronte dell'opposizione, la portavoce parlamentare popolare Ester Muñoz definisce la nuova approvazione dei decreti «un atto di propaganda di Pedro Sánchez». Il premier, dal canto suo, riconosce che gli interventi «da soli, non risolveranno» il problema e chiede di rafforzare l'azione pubblica su un mercato che, a suo giudizio, «chiaramente non funziona». Promette di «continuare a costruire centinaia di migliaia di abitazioni in più, soprattutto pubbliche e accessibili». Il messaggio elettorale passa anche dal richiamo a Maricarmen, l'87enne sfrattata a Madrid il cui caso ha innescato una ondata di proteste in numerose città e dato il nome ai decreti. «Non permetteremo altri sfratti come quello subito da Maricarmen o come quelli avvenuti dopo la decadenza dei decreti: né nel periodo che resta della legislatura, né, spero, nella prossima, se ci daranno una maggioranza più netta», ha affermato il presidente del governo e candidato del PSOE.
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