Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha annunciato sanzioni contro un network internazionale di estrema sinistra, accusato di attività violente e di minacce alla sicurezza. Nel mirino dell'amministrazione statunitense è finito anche un gruppo italiano: il collettivo tecnologico Autistici/Inventati, noto per offrire servizi di comunicazione cifrata ad attivisti e giornalisti.
«Non ci sarà rifugio per gli estremisti violenti che muovono guerra alla nostra civiltà», ha dichiarato Rubio, motivando la decisione del Dipartimento di Stato. Le sanzioni colpiscono individui e organizzazioni ritenuti vicini all'area dell'estrema sinistra, in un quadro più ampio di contrasto al terrorismo interno e internazionale da parte dell'amministrazione americana.
La scelta di includere Autistici/Inventati ha suscitato sorpresa in Italia, dove il collettivo è conosciuto principalmente per il suo impegno nella protezione della privacy e nella difesa della libertà di espressione online. Fondato all'inizio degli anni Duemila, il gruppo gestisce server di posta elettronica e strumenti digitali utilizzati da movimenti sociali, organizzazioni non governative e professionisti dell'informazione.
Il provvedimento si inserisce in una strategia più ampia dell'amministrazione americana, che negli ultimi mesi ha intensificato le misure contro soggetti ritenuti estremisti, sia di destra che di sinistra. Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni negli Stati Uniti e il divieto per cittadini e aziende americane di intrattenere rapporti commerciali con i soggetti colpiti.
La notizia arriva in un momento di tensione politica in Italia, dove il dibattito sull'estremismo e sulla sicurezza è particolarmente acceso. Negli ultimi giorni, il caso della morte di Abderrahim Fakir a Bologna ha riacceso lo scontro politico tra le forze di governo e l'opposizione, con accuse reciproche sulla gestione dell'ordine pubblico e sulla tutela dei diritti civili.
Non è chiaro, al momento, quali conseguenze pratiche possano derivare per Autistici/Inventati, che opera principalmente in Europa e non ha sedi negli Stati Uniti. Il collettivo non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito alle sanzioni. La vicenda, tuttavia, solleva interrogativi sul confine tra attività di attivismo digitale e minaccia alla sicurezza nazionale, un tema che divide gli esperti di diritto e di politica internazionale.
