Il cessate il fuoco localizzato attorno a Oleshky, città nel sud dell'Ucraina sotto occupazione russa, è terminato domenica 1 novembre alle 22:59 ora locale, cioè alle 21:59 in Italia. La tregua, in vigore dal martedì precedente, ha consentito l'evacuazione di parte degli abitanti e la consegna di aiuti umanitari. È stata la più lunga mai rispettata da entrambe le parti dall'inizio dell'invasione russa nel 2022.

Il mediatore ucraino per i diritti umani, Dmytro Lubinets, ha dichiarato su Telegram che le parti hanno rispettato i propri impegni, rendendo possibile consegnare aiuti a Oleshky e aiutare i civili che volevano lasciare la città in sicurezza. Lubinets ha aggiunto di lavorare con la sua omologa russa, Yana Lantratova, a nuove iniziative umanitarie. Giovedì mattina un convoglio con entrambi i commissari era entrato in città; il corteo, composto da 25 autobus e nove ambulanze, è ripartito con gli sfollati dopo la distribuzione degli aiuti, sotto l'occhio delle telecamere della rete americana Newsmax, su richiesta della first lady Melania Trump.

Il primo punto di sosta è stato Armiansk, dove chi voleva tornare in territorio ucraino è stato separato da chi intendeva andare in Russia. Gli ucraini hanno poi proseguito verso la Bielorussia e da lì in pullman verso il loro Paese. Né Mosca né Kiev hanno reso noto quante persone siano state portate via. Molti residenti, secondo quanto si sa, volevano restare anche in caso di ripresa dei combattimenti.

La tregua era nata dopo le pressioni di Papa Leone XIV, che aveva telefonato sia a Putin sia a Zelensky, e dell'impegno di Melania Trump. Il Pontefice, al termine della tregua, ha auspicato che la collaborazione che ha reso possibile questo gesto di umanità faccia crescere la volontà di dialogo e porti a nuove iniziative concrete di pace.

Oleshky è sotto controllo russo dal novembre 2022, quando le truppe di Mosca si ritirarono da Kherson ma non dal suo avamposto sulla riva sinistra del fiume Dnipro, oggi linea del fronte. La città contava 24mila abitanti prima della guerra e poco più di duemila oggi. Gran parte dell'abitato fu sommerso dalle acque dopo la distruzione della diga di Nova Kakhovka, il 6 giugno 2023. Da allora i beni di prima necessità sono scarseggiati, con l'unica via di accesso e rifornimento minata e sotto costante attacco di droni, fino alla crisi delle ultime settimane.

Fonti ucraine sentite dall'Afp temono che i combattimenti riprendano più duri di prima. Le forze russe, sull'altra sponda del Dnipro, avrebbero approfittato della calma per radunare nuove truppe, trasportare munizioni e raccogliere informazioni sulle posizioni ucraine con droni di sorveglianza. Il Cremlino ha valutato positivamente lo sforzo fatto, ma le premesse per un nuovo peggioramento restano.

Sul piano diplomatico, Zelensky ha dichiarato alla Cnn turca di essere pronto a incontrare Putin in Turchia, auspicando che il presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha legami con il leader russo, faciliti il vertice. L'obiettivo principale sarebbe un cessate il fuoco lungo tutta la linea del fronte. Zelensky ha chiesto segnali chiari da parte di Mosca e che si svolga l'incontro trilaterale tra i team tecnici di Ucraina, Stati Uniti e Russia, previsto ad Abu Dhabi.

Zelensky ha escluso che Kiev rinunci ai propri territori. «Di certo non rinunceremo ai nostri territori, ma ovviamente la Russia li vuole», ha detto, aggiungendo che Mosca pretende un ritiro volontario da aree che non è riuscita a conquistare, definendolo «irrazionale». Il presidente ucraino ha inoltre sostenuto che la Russia sta perdendo sul terreno: a ottobre, ha affermato, le forze ucraine hanno inflitto perdite record al nemico e recuperato più territorio di quanto i russi ne abbiano conquistato.

Intanto i combattimenti proseguono in altre aree del fronte, con le forze di Kiev sempre più impegnate in azioni in profondità nel territorio russo. Oggi è stata colpita una fabbrica a est di Mosca.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.