Il presidente americano Donald Trump ha liquidato come una «bufala» i timori che l'intelligenza artificiale possa rappresentare una minaccia per l'umanità, respingendo gli appelli di diversi dirigenti delle aziende tecnologiche a rallentarne lo sviluppo. «L'IA che conquista il mondo, distrugge l'umanità e provoca ogni altra cosa negativa è una bufala», ha scritto Trump sul suo social Truth, paragonando queste preoccupazioni alle indagini sui suoi presunti legami con la Russia e alla procedura di impeachment per il caso Ucraina durante il suo primo mandato.

Il presidente ha poi aggiunto che «l'unico motivo per cui è in corso il boom dell'IA e dei data center è che gli Stati Uniti sono in netto vantaggio rispetto a qualsiasi altro Paese. Non uccidete la gallina dalle uova d'oro!». Una posizione che conferma come il suo obiettivo principale sia battere la Cina nel campo dell'intelligenza artificiale, tema su cui la sua amministrazione ha già mostrato una linea di forte competizione tecnologica.

La Cina ha respinto gli appelli urgenti a rallentare lo sviluppo dell'IA, liquidando i gravi avvertimenti come un tentativo di ostacolare il progresso della superpotenza rivale degli Stati Uniti, anziché come una misura per salvaguardare il futuro dell'umanità. Pechino ha bollato l'intervento dei leader tecnologici statunitensi come «allarmismo» e parte di una «strategia da Guerra Fredda». «L'allarmismo, il confronto e la competizione malevola non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell'IA, senza servire gli interessi di nessuno», ha dichiarato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli Esteri cinese, durante il briefing con la stampa.

Il quotidiano Global Times aveva usato toni ancora più duri, criticando aspramente l'appello a un rallentamento del settore e definendo la proposta «una strategia da Guerra Fredda applicata al settore dell'IA». L'appello era stato lanciato da Dario Amodei, ceo di Anthropic, che aveva sollecitato gli Stati Uniti a limitare la vendita di tecnologie chiave alla Cina, avvertendo che un vantaggio cinese nel settore avrebbe rappresentato «un grave pericolo per gli Stati Uniti e per il mondo».

Mentre Trump respinge le preoccupazioni legate alla sicurezza, Pechino le ha in parte riconosciute. Il ministro per la Sicurezza di Stato Chen Yixin ha affermato che la Cina deve «accelerare la creazione di un sistema per la prevenzione e il controllo dei rischi di sicurezza legati all'IA» e, sulla rivista statale China Cyberspace, ha fatto appello a un «impegno nella cooperazione internazionale». Una posizione che sembra conciliare la volontà di non frenare lo sviluppo con la necessità di gestire i rischi emergenti.

La divergenza di approccio nella gestione dei progressi dell'IA sarà probabilmente un tema centrale dell'incontro tra il presidente cinese Xi Jinping e Trump, previsto per il 24 settembre a Washington. Il confronto arriva in un momento di forte tensione tecnologica tra le due potenze, con accuse reciproche di aver copiato modelli di IA all'avanguardia. L'appello di Amodei era stato pubblicato pochi giorni dopo che alcune agenzie statunitensi avevano accusato le principali aziende cinesi del settore di aver sistematicamente copiato modelli sviluppati da società americane, accuse puntualmente respinte da Pechino.

Il dibattito sulla sicurezza dell'intelligenza artificiale si intreccia così con la competizione geopolitica tra Stati Uniti e Cina, dove la corsa all'innovazione tecnologica diventa terreno di scontro per la leadership globale. Mentre Washington punta a mantenere il vantaggio competitivo senza rallentare lo sviluppo, Pechino rivendica il diritto di progredire senza condizionamenti esterni, respingendo quelle che considera manovre per frenare la propria ascesa tecnologica.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.