Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che Washington potrebbe presto lanciare una nuova operazione militare contro l'Iran, denominata «Operazione Epic Fury 2», richiamando il nome dell'azione condotta contro Teheran nel febbraio 2026. Trump ha invitato i vertici iraniani a cedere alle pressioni statunitensi per porre fine alle ostilità: «Se i funzionari iraniani sono intelligenti, diranno semplicemente andiamo al sodo, ma dubito che lo faranno».
A confermare l'imminenza di un'azione militare è stato anche l'ambasciatore statunitense in Turchia e inviato speciale per Siria e Iraq, Tom Barrack. In un'intervista al commentatore Mario Nawfal, Barrack ha affermato che un raid contro l'Iran potrebbe avvenire «assolutamente sì, già questo fine settimana». Secondo l'inviato, il presidente è disponibile a un accordo e i negoziati vanno avanti da mesi, con obiettivi che comprendono lo sblocco dei beni, la revoca delle sanzioni, la fine degli scontri e il sostegno a Israele. Se però Teheran continuerà a minacciare il mondo, i Paesi alleati e quelli del Golfo, ha avvertito Barrack, «ci saranno delle conseguenze». L'inviato ha precisato che Washington non punta al rovesciamento del governo iraniano: «Il presidente non è interessato a un cambio di regime, ma a ristabilire l'equilibrio».
Mentre arrivano gli ultimatum da Washington, sul terreno si moltiplicano gli episodi di tensione. Nelle prime ore di sabato due forti esplosioni sono state udite a Riad, e la protezione civile saudita ha attivato i sistemi di allerta precoce per la popolazione. Le deflagrazioni seguono l'intercettazione di un velivolo senza pilota lanciato dai ribelli yemeniti Houthi: «Un drone è stato intercettato e distrutto nella Provincia Orientale», ha confermato il portavoce della coalizione a guida saudita, Turki Al-Malki.
Nello stesso giorno si apprende che i Pasdaran iraniani avrebbero bloccato due petroliere nello Stretto di Hormuz piazzando mine, un'azione che rischia di paralizzare ulteriormente i traffici nel snodo energetico mondiale. Dall'inizio del mese gli Houthi, sostenuti finanziariamente e militarmente da Teheran, hanno intensificato le incursioni contro il Regno saudita, arrivando a colpire l'aeroporto internazionale della capitale, pur respingendo le accuse ufficiali di Riad.
L'Arabia Saudita, primo produttore mondiale di greggio, è intervenuta direttamente nel conflitto yemenita nel 2015 alla guida di una coalizione internazionale per contrastare i ribelli che controllano la capitale Sana'a. Dopo quattro anni di precaria tregua, le ostilità in Yemen sono riprese a luglio, riaccendendosi sullo sfondo del più ampio scontro tra Stati Uniti e Iran che da mesi destabilizza la regione.
Di fronte alla minaccia di un attacco americano, Teheran rafforza i rapporti con Mosca. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha reso noto di aver avuto colloqui approfonditi con l'omologo russo Sergey Lavrov per consolidare il partenariato strategico e la cooperazione politica ed economica. Il confronto diplomatico vivrà un passaggio cruciale la prossima settimana, con un incontro al vertice a Mosca tra il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il presidente russo Vladimir Putin.
Secondo quanto riportato da fonti di agenzia, l'Iran starebbe inoltre preparandosi a una nuova escalation, con l'eventualità di colpire funzionari americani in Medio Oriente, come riferito dal sito Axios. Le informazioni non risultano confermate ufficialmente dalle autorità di Teheran o di Washington.
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