Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha bocciato senza appello l'ipotesi di elezioni presidenziali in Ucraina mentre è in corso la guerra con la Russia. In una dichiarazione riportata dall'agenzia Unian, il capo dello Stato ha definito il voto in tempo di guerra «uno tsunami» che «frantumerebbe l'Ucraina», sottolineando come il Paese non possa permettersi una simile frattura politica mentre le forze armate combattono sul fronte orientale.
A sollecitare il ritorno alle urne era stato nei giorni scorsi l'ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, che con la sua richiesta ha lanciato una delle sfide politiche più significative al presidente dall'inizio del conflitto. In un intervento pubblicato sul suo canale YouTube, Fedorov ha sostenuto che l'Ucraina può continuare a combattere contro la Russia senza rinunciare al processo democratico. «Non dobbiamo permettere a Putin di decidere quando gli ucraini possono scegliere il proprio governo», ha affermato, aggiungendo che «la democrazia non può essere tenuta in ostaggio dalla Russia» e che il Paese combatte proprio per restare uno stato europeo libero.
L'ex ministro ha chiesto di trovare «un meccanismo legale, sicuro e realistico» che consenta di ripristinare un processo democratico a tutti gli effetti anche in caso di guerra prolungata. Fedorov ha inoltre richiamato l'attenzione sulla necessità di garantire il diritto di voto ai militari, ai milioni di ucraini all'estero e alle persone che vivono nelle regioni di prima linea. Tra le condizioni obbligatorie ha indicato la sicurezza del processo elettorale, l'indipendenza delle istituzioni e la fiducia nel risultato. «Le persone non possono vivere indefinitamente in una situazione in cui non sanno perché vengono prese certe decisioni», ha aggiunto, avvertendo che altrimenti si può diffondere l'idea che il criterio principale per la selezione dei funzionari non sia la professionalità ma la lealtà al sistema.
Zelensky ha licenziato Fedorov all'inizio di quest'anno durante un rimpasto di governo, una decisione che ha scatenato proteste in tutto il Paese. Da allora l'ex ministro ha rifiutato altri incarichi governativi offerti dal presidente ucraino, ribadendo che sarebbe tornato solo come ministro della Difesa.
Nel corso dello stesso incontro con i giornalisti, Zelensky ha indicato l'esistenza di un «corridoio di opportunità» per porre fine alla guerra, che va dal vertice del G20 del prossimo dicembre fino alla fine dell'estate del 2027. «Poi inizieranno le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America. Crediamo che oggi questa sia la fase più attiva in cui la diplomazia possa portare alla fine della guerra», ha spiegato il presidente ucraino.
Zelensky ha aggiunto che i negoziatori americani stanno cercando di trovare un formato per i colloqui che i russi possano accettare senza la condizione del ritiro delle forze di difesa ucraine dal Donbass. La Russia, tuttavia, continua a pretendere quel territorio, affermando che il suo esercito finirà comunque per conquistarlo. «Ai russi non importa quante vittime avranno e quanto tempo ci vorrà. Vogliono comunque raggiungere questo obiettivo», ha osservato il presidente, chiedendosi chi possa garantire che Mosca non vada oltre. «Vi assicuro che finora né l'America né l'Europa possono dare tali garanzie. Ma è risaputo che i russi vogliono andare oltre», ha concluso.
