Giuseppe Conte sceglie la Festa dell'Unità di Reggio Emilia per dettare la linea in vista delle primarie di coalizione e per lanciare un messaggio di affidabilità agli alleati. Il presidente del Movimento 5 Stelle, accolto dall'ovazione dei militanti dem e introdotto dal responsabile Organizzazione del Pd Igor Taruffi, ha spiegato che in caso di sconfitta nella sfida per la candidatura non lascerà il campo: resterà leale al progetto comune. «Se sarò sconfitto alle primarie rimarrò leale», è il senso del suo intervento, accolto da applausi.
Conte ha rivendicato il rapporto con il popolo democratico, ricordando che l'accoglienza calorosa non è una novità: «Succedeva anche quando ero presidente del Consiglio». L'applausometro della festa, pur lontano dai livelli di Pierluigi Bersani, è apparso comunque caldo. Nel corso dell'intervista condotta dalla giornalista Monica Guerzoni, il riferimento agli applausi ricevuti il giorno prima da Matteo Renzi ha però scatenato i fischi della platea, segno di quanto il tema resti incandescente nel campo progressista.
Il leader Cinque Stelle ha concentrato il suo intervento su un punto politico preciso: la norma approvata al Senato con la nuova legge elettorale, che impone la raccolta di migliaia di firme per collegio alle forze politiche non ancora presenti in Parlamento. Conte l'ha definita «antidemocratica e illiberale», sostenendo che rischia di precludere l'ingresso in Parlamento a formazioni come Progetto Civico di Onorato o il Psi di Maraio. Per questo ha richiamato l'attenzione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, pur precisando di non voler «tirare per la giacchetta» il capo dello Stato: «Ho grande rispetto per le istituzioni e in massima parte per il Presidente della Repubblica».
Da qui l'accusa, sfumata ma netta, a una parte delle opposizioni: non tutte le forze alternative al centrodestra si sarebbero battute strenuamente contro quell'emendamento. Un messaggio che, in controluce, sembra rivolto proprio a Italia Viva e al suo leader, con cui il duello a distanza è proseguito per tutta la giornata.
Conte ha mostrato insofferenza per le continue domande su Renzi: «Ogni giorno devo rispondere a una domanda sulle primarie e a una su Renzi. Come una medicina da prendere quotidianamente». Poi l'affondo: «Mi domandate sempre di Renzi, non se ne può più. Così lo farete diventare antipatico. Ma dobbiamo allargarlo questo spazio politico o vogliamo restringerlo? Onorato ha unito centinaia di amministratori civici, ha creato un movimento dal basso. Renzi, con tutto il rispetto, è lì dal 2019, ha una sua capacità sull'elettorato che mi sembra ben circoscritta. Vogliamo andare oltre o ci vogliamo fermare a Renzi? Se vogliamo vincere dobbiamo andare oltre e noi vogliamo vincere».
Il riferimento all'affidabilità non è casuale. Conte ha chiesto garanzie che «non accada quello che è accaduto prima», un richiamo esplicito alla caduta del governo Conte 2, determinata dal voto di Italia Viva. Un modo per mettere sul tavolo il tema della solidità della coalizione prima ancora del programma condiviso: «A me interessa la coerenza, la forza, la solidità di questo programma».
Sullo sfondo resta il nodo delle primarie di coalizione, con Elly Schlein data in difficoltà da alcuni sondaggi e il Pd chiamato a sciogliere le riserve sul confronto interno al campo largo. Durante l'intervento, il nome della segretaria dem è stato scandito da un gruppo di giovani presenti alla festa, a conferma di un intreccio politico che coinvolge i due principali partiti dell'opposizione. Conte, dal canto suo, ha ribadito di voler parlare di programmi e non di nomi, ma la partita per la leadership dell'alternativa appare ormai aperta.
