Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra, ha subito un pignoramento presso terzi sul proprio conto corrente. La misura, secondo quanto riportato dal quotidiano Il Giornale, sarebbe scattata per il mancato pagamento di alcune spese legali legate alla causa intentata da due ex collaboratori parlamentari. L'importo oggetto del provvedimento sarebbe pari a circa 7mila euro.

Il conto interessato è quello sul quale vengono accreditate anche le indennità spettanti a Salis come europarlamentare. La vicenda affonda le radici in una sentenza di primo grado con cui il tribunale del lavoro di Milano aveva condannato l'eurodeputata a risarcire complessivamente circa 300mila euro due suoi ex collaboratori, Valentina Dadda e François Gelmetti. I due avevano impugnato il licenziamento sostenendo che fosse avvenuto senza giusta causa e il giudice aveva accolto le loro ragioni, riconoscendo a ciascuno un risarcimento di circa 150mila euro, calcolato sui compensi che avrebbero percepito fino alla conclusione del mandato parlamentare.

Salis ha presentato appello contro quella decisione, contestando la sentenza e dichiarandosi fiduciosa sull'esito del nuovo giudizio, la cui udienza sarebbe prevista nelle prossime settimane. Nel frattempo, secondo Il Giornale, l'eurodeputata avrebbe promosso due procedimenti civili per ottenere la sospensione dell'esecuzione della sentenza di primo grado e degli atti con cui gli ex collaboratori puntavano a riscuotere le somme riconosciute dal tribunale. Le richieste sarebbero state respinte e Salis sarebbe stata inoltre condannata al pagamento delle spese legali relative a questi procedimenti, per un importo di circa 7mila euro.

Proprio il mancato versamento di tali importi avrebbe spinto i legali degli ex assistenti ad avviare la procedura di pignoramento presso terzi. La misura riguarderebbe una somma di circa 7mila euro riconducibile al conto corrente dell'eurodeputata. I legali di Salis contestano però la ricostruzione, sostenendo che non vi sarebbe stato alcun rifiuto di pagare da parte della loro assistita.

La vicenda giudiziaria si intreccia con il percorso politico dell'eurodeputata, eletta alle elezioni europee del giugno 2024 con Alleanza Verdi e Sinistra. La sua posizione era già stata al centro dell'attenzione pubblica per la lunga detenzione in Ungheria, dove era stata arrestata nel 2023 con l'accusa di aver partecipato a un'aggressione a militanti di estrema destra. Dopo la scarcerazione e l'elezione al Parlamento europeo, Salis ha assunto un ruolo di rilievo nel gruppo della Sinistra europea.

La questione del pignoramento rappresenta un nuovo capitolo della controversia con i due ex collaboratori, che secondo la ricostruzione del quotidiano avrebbero visto riconosciute le proprie ragioni in primo grado. L'appello, atteso per le prossime settimane, potrebbe ribaltare l'esito della sentenza. Nel frattempo, la procedura esecutiva sul conto corrente resta attiva, con un importo che, rispetto alla somma complessiva oggetto della condanna, appare limitato ma sufficiente a dare luogo alla misura.

Non è la prima volta che la posizione giudiziaria di Salis finisce sulle pagine dei giornali. La sua storia, dalla detenzione in Ungheria all'elezione al Parlamento europeo, ha suscitato un ampio dibattito politico in Italia, con prese di posizione da parte di esponenti di maggioranza e opposizione. La vicenda dei licenziamenti e del risarcimento si inserisce in questo quadro, aggiungendo un ulteriore elemento di complessità alla sua attività pubblica.

Al momento, né Salis né i suoi legali hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali oltre alla contestazione del presunto rifiuto di pagare. La prossima udienza d'appello sarà decisiva per stabilire se la condanna di primo grado verrà confermata o riformata. Fino ad allora, la procedura di pignoramento presso terzi resterà operativa, con le conseguenze del caso sul conto corrente dell'eurodeputata.

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.