Un pranzo a due, una zuppa di lenticchie e un'assenza pesante. È quanto basta per riaccendere i sospetti nel centrosinistra. Ieri, al ristorante di Montecitorio, Giuseppe Conte e Angelo Bonelli si sono seduti uno accanto all'altro per circa un'ora e dieci. Non c'era Elly Schlein, che pure si trovava alla Camera per il voto di fiducia sulla legge elettorale. Un dettaglio che, in un momento normale, non avrebbe fatto notizia. Ma al Nazareno, da giorni, si è alzata la guardia.
L'idea del pranzo è nata «estemporanea», precisano i convitati, a margine del voto. Conte e Bonelli si sono seduti su un divanetto, hanno parlato come spesso accade e hanno deciso di mangiare insieme. Hanno chiamato anche Nicola Fratoianni, ma il leader di Sinistra Italiana ha declinato perché aveva già mangiato alla buvette e doveva andare in commissione Esteri. Così si sono diretti verso il ristorante solo Conte e Bonelli. All'uscita, il presidente del M5S ha detto ai cronisti che «non si è parlato di politica», aggiungendo poi che «certo, ci sarà un incontro sul programma» anche con la leader dem. Bonelli ha precisato che non c'era nulla di programmato.
Il problema, però, non è il menù. È che al Nazareno si temono trame e operazioni contro Schlein, non solo da parte degli alleati ma anche dei propri dirigenti. La realtà ha dato più di qualche elemento oggettivo per essere sulla difensiva. Da ultimo, la scelta di Conte di rilevare un incontro con la segretaria che doveva rimanere riservato, quello in cui si è detto disponibile a un passo indietro per un terzo nome, Roberto Gualtieri. In un momento in cui Schlein e Conte ancora non si parlano, il pranzo a due tra Conte e Bonelli ha alimentato nuovi sospetti. O perlomeno qualche fastidio. E questo nonostante il co-portavoce di Avs sia da sempre tra i più unitari, instancabile nello spegnere le tensioni.
Ma i tramestii, le voci e i movimenti di queste settimane hanno reso i dem sospettosi di chiunque. Da alcuni giorni si ragiona sul fatto che, sulla base dei sondaggi, il blocco M5S-Avs ha superato il Pd. Questo potrebbe cambiare gli equilibri, mettendo in difficoltà il Pd, oppure diventare un asse contro Schlein alle primarie. Finora si è sempre dato per scontato che Avs, ai gazebo, avrebbe sostenuto Schlein. Ma se invece scegliesse di schierarsi con Conte? A quel punto la gara, per la segretaria, sarebbe ancora più difficile.
Il pranzo è stato battezzato «patto delle lenticchie», ma i nodi restano i soliti: quando fare il programma, le primarie e con quali regole. Sul primo punto sembrerebbero tutti d'accordo. Bonelli, in un'intervista a Repubblica, ha detto che il programma deve essere chiuso «al massimo entro fine novembre», perché «non possiamo completarlo a ridosso delle elezioni» e «dobbiamo illustrarlo al Paese». Il problema è chi partecipa alla stesura. Per Schlein devono partecipare tutte le forze interessate a costruire un'alternativa alla destra, quindi anche i centristi: la sua idea è aprire ai soggetti presenti in Parlamento, Italia Viva e Più Europa. Il M5S non la pensa allo stesso modo. La vicepresidente Vittoria Baldino ha spiegato a Sky Tg24 che «a stabilire il perimetro del fronte progressista saranno il programma, i temi e la direzione che vogliamo dare al Paese». Dunque prima si fa il programma tra Pd, M5S e Avs, poi si propone agli altri: chi ci sta è il benvenuto. «Serve un programma chiaro e servono garanzie che chi decide di far parte di questo progetto sia disposto a rispettarlo e ad attuarlo per tutta la legislatura», ha aggiunto. Il destinatario implicito è Matteo Renzi: se accetta quanto decideranno gli azionisti del campo largo, bene; altrimenti, tanti saluti.
Non è solo sul programma che ci sono distanze. Il Pd vuole fare le primarie dopo la sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale, quindi presumibilmente in febbraio. Bonelli, su questo, la pensa come Conte: «tra gennaio e marzo mi sembra un po' tardi», ha detto a Repubblica. Il calendario, insomma, resta uno dei terreni di scontro. E mentre il centrosinistra discute, il pranzo di ieri è già diventato un caso politico.
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