Giorgia Meloni non intende aprire ora il cantiere della data delle elezioni. Dopo l'approvazione definitiva della riforma della legge elettorale, la presidente del Consiglio ha liquidato come «surreale» il dibattito sul voto anticipato, rivendicando la priorità del lavoro di governo. «Io penso a lavorare, lascio ad altri queste alchimie», ha detto arrivando ad Ascoli per l'inaugurazione del restauro di Palazzo Saladini Pilastri, la prima uscita pubblica dopo il via libera allo 'Stabilicum'.
Per Meloni le priorità sono ora la legge di bilancio, la battaglia in Europa sulla flessibilità e le politiche sull'energia. La decisione, spiegano ambienti di Fratelli d'Italia, è di 'congelare' la data delle urne, anche per non offrire vantaggi al centrosinistra impegnato nel dibattito sulle primarie e sulla definizione del programma. «Manca ancora un anno alla fine della legislatura», ha aggiunto la premier, spegnendo quelle che considera speculazioni.
La soddisfazione espressa da Meloni riguarda soprattutto la riforma elettorale, che a suo giudizio restituisce potere ai cittadini. «Quando la prossima volta gli italiani andranno a votare potranno scegliere tutto, potranno scegliere il partito, la coalizione e il programma, il candidato premier, il parlamentare, dopo oltre 30 anni in cui per l'elezione del Parlamento questo non era consentito», ha detto. «È una legge che semplicemente rimette più potere nelle mani dei cittadini, che garantisce la stabilità, una buona cosa».
Il timing del voto resta però oggetto di confronto nella maggioranza. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari ha indicato una preferenza per giugno: «Votare a giugno consentirebbe di tornare alla normalità del ciclo elettorale e permetterebbe al nuovo governo di fare la legge di bilancio con un minimo di serenità». Votare in autunno, invece, «vorrebbe dire ripetere quello che questo governo si è trovato a dover fare nel 2022, con la prima manovra scritta in pochissimi giorni e senza dare al Parlamento i tempi consueti per valutarla». L'ipotesi era già stata prefigurata da diversi dirigenti di Fratelli d'Italia, a partire dal capogruppo al Senato Lucio Malan.
Non c'è però intesa con gli alleati. Il vicepremier e leader di Forza Italia Antonio Tajani ha tagliato corto: «Votare a giugno? E perché? Fazzolari giustamente ha le sue idee, io credo che si debba votare a fine legislatura, l'opinione di Forza Italia è questa». Anche la Lega è contraria a urne ravvicinate e soprattutto all'ipotesi di accorpare le Politiche con le amministrative.
Nelle settimane scorse, nei capannelli di Transatlantico, il tema del voto ha continuato a tenere banco in entrambi gli schieramenti, con alcune date ipotetiche circolate tra i parlamentari: domenica 30 maggio oppure il 6 giugno. Per le opposizioni, inoltre, la partita sulla legge elettorale non è ancora chiusa, in attesa di un pronunciamento della Consulta che si ipotizza possa arrivare prima del ritorno alle urne.
Non è sfuggito l'appello rivolto alla maggioranza dal vannacciano Ziello in Aula: «Serve il 42% per avere il premio di maggioranza e tutti i sondaggi dicono che il centrodestra senza Vannacci non può ottenere il premio: noi siamo pronti a un dialogo, però serve da parte vostra rispetto, è arrivato il momento di avviare un'interlocuzione seria».
5
