Fratelli d'Italia interrompe la fase di calo e torna a crescere nei sondaggi, mentre il Partito Democratico registra un arretramento piuttosto netto. È quanto emerge dalla Supermedia elaborata alla luce della nuova legge elettorale, approvata in via definitiva alla Camera, che da oggi permette di applicare la formula con cui i voti si trasformeranno in seggi e di valutare le reali probabilità di vittoria o sconfitta delle principali coalizioni.

Il partito di Giorgia Meloni si riporta al 27,3%, un valore che non rappresenta un record per la legislatura ma che certifica come il calo subito negli ultimi mesi si sia quantomeno interrotto. Si tratta di un segnale di tenuta per il primo partito del centrodestra, che nelle settimane precedenti aveva visto erodersi parte del consenso accumulato.

Il dato più critico riguarda il Partito Democratico, che perde lo 0,8% in due settimane e per un soffio non scende sotto la soglia del 20%. Un confine importante sul piano psicologico prima ancora che politico, perché restare al di sotto di quella quota significherebbe non aver fatto praticamente alcun progresso rispetto ai risultati delle ultime due elezioni politiche: il 19% raccolto da Enrico Letta nel 2022 e il 18,7% del Pd renziano nel 2018.

La frenata dei democratici si accompagna a una nuova battuta d'arresto per Futuro Nazionale, il partito del generale Roberto Vannacci, che si attesta al 7,6% e interrompe la corsa verso la doppia cifra. Si tratta di un calo lieve rispetto al valore massimo registrato due settimane fa, ma confermato da diverse rilevazioni recenti. Secondo Noto, FN avrebbe perso quasi un punto e mezzo nell'ultimo mese; per Only Numbers il calo sarebbe di circa mezzo punto nello stesso periodo; anche Piepoli ha visto scendere il partito dall'8% a poco più del 7%.

Guardando alle tendenze delle ultime settimane, emerge una ripresa di Fratelli d'Italia e del Movimento 5 Stelle, mentre Partito Democratico e Futuro Nazionale attraversano una fase di frenata o persino di declino. Parte di queste dinamiche potrebbe essere legata allo spostamento a destra che diversi osservatori attribuiscono alle scelte di comunicazione e di policy di Giorgia Meloni, orientate a rassicurare gli elettori sui temi dell'immigrazione e dell'aumento del costo della vita, in particolare sui prezzi dei carburanti, nel tentativo di arginare l'emorragia di consensi dal centrodestra verso Vannacci.

Sul fronte opposto, la piccola crisi di consenso dei democratici e la contestuale ripresa dei pentastellati possono essere lette alla luce della cronaca politica delle ultime settimane. Da un lato le iniziative di Giuseppe Conte, che ha dotato il M5S di un programma fatto di punti non negoziabili e ha più volte invocato le primarie; dall'altro le continue discussioni, se non divisioni, interne al Pd, apparso mai davvero in grado di rispondere all'alleato-rivale, con l'eccezione di una recente uscita di Elly Schlein, e diviso su vari fronti, dal supporto all'Ucraina alla legge sull'antisemitismo.

Proprio le primarie generano incertezza tra le file di un partito che è stato fondato grazie a questo strumento di consultazione diretta della base, attraverso il quale sono stati sempre scelti i suoi segretari, compresa l'attuale segretaria, la prima eletta con una clamorosa sconfessione delle votazioni riservate agli iscritti. La risposta potrebbe trovarsi ancora una volta nei sondaggi effettuati per stimare il potenziale risultato di una sfida tra Schlein e Conte per la leadership del campo largo.

Si tratta di stime estremamente eterogenee e in molti casi discordanti, con grande variabilità da istituto a istituto, essenzialmente per due motivi: è difficile individuare l'effettivo elettorato potenziale di queste eventuali primarie e non si sa da chi sarebbe composto, rendendo complicato ponderare correttamente le autodichiarazioni raccolte. A ciò si aggiunge il fattore affluenza: alcuni sondaggi, come quello di Youtrend per Sky TG24, mostrano come il risultato cambierebbe in base alla partecipazione. In caso di alta affluenza salirebbero le quotazioni di Conte, mentre con un numero inferiore di votanti ne risulterebbe avvantaggiata Elly Schlein. Una dinamica simile è quella registrata da Demopolis, che vede Conte in vantaggio con il 44% contro il 40% di Schlein.

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Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.