Electrolux ha ritirato i licenziamenti unilaterali annunciati nei mesi scorsi e ha presentato un nuovo piano industriale che prevede 1.250 uscite volontarie in tre anni, 90 milioni di investimenti e un percorso di reindustrializzazione per il sito di Cerreto d'Esi. La proposta è stata illustrata dall'azienda al tavolo convocato al ministero delle Imprese e del Made in Italy con governo, sindacati e istituzioni locali. Il prossimo incontro conclusivo è fissato per il 29 ottobre.
Il ministro Adolfo Urso ha parlato di «un passo nella giusta direzione» e ha spiegato che l'esecutivo è pronto a sostenere il piano di rilancio «con tutti gli strumenti, anche straordinari, che metteremo in campo con la prossima legge di bilancio». Urso ha anche ricordato che la vertenza si inserisce nell'impegno del governo in Europa per rafforzare la competitività del settore degli elettrodomestici e contrastare la concorrenza sleale, soprattutto asiatica. In questo quadro, il vicepresidente della Commissione europea Stephane Sejourné ha confermato per iscritto la disponibilità ad agire sulla base del non paper promosso dall'Italia e sostenuto da Germania, Francia, Spagna, Polonia e Slovacchia.
Il piano presentato da Electrolux punta sull'estensione della gamma di prodotti per l'Italia, con volumi produttivi sopra i 3 milioni di pezzi, e prevede l'uso di ammortizzatori sociali come la cassa integrazione straordinaria per gestire la transizione. Per il sito di Cerreto d'Esi è previsto un percorso di reindustrializzazione. I sindacati hanno accolto con favore il ritiro dei licenziamenti unilaterali, ma hanno chiesto garanzie sui livelli occupazionali, sugli investimenti e sulla continuità produttiva del sito marchigiano.
La Fiom-Cgil ha definito il ritiro dei licenziamenti «un cambio di passo», ma ha subordinato un eventuale accordo al mantenimento della struttura occupazionale, di ricerca e sviluppo e manifatturiera. Michele De Palma e Barbara Tibaldi, segretari nazionali del sindacato, hanno sottolineato che per Cerreto d'Esi «è fondamentale garantire la continuità occupazionale e produttiva nella fase di riorganizzazione e reindustrializzazione» e che servono nuovi strumenti come i contratti di sviluppo, il sostegno alla riduzione dell'orario di lavoro e la formazione. La Uilm ha parlato di «passi in avanti ancora insufficienti»: il segretario Davide Sperti ha chiesto che nell'accordo si scriva che non ci sono esuberi e che le produzioni continuano fino a quando non si trovano soluzioni. La Fim, con Ferdinando Uliano e Massimiliano Nobis, ha giudicato importante il cambio di impostazione, ma ha avvertito che «senza garanzie industriali e volumi adeguati sui siti, qualsiasi accordo rischia di essere monco».
Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga ha osservato che il tavolo «ha sicuramente migliorato la prospettiva» perché non si parla più di licenziamenti ma di uscite volontarie su tre anni. «Il 29 ci sarà il tavolo successivo, vediamo come si sviluppa, però sicuramente oggi guardiamo a quella situazione con un occhio diverso rispetto a qualche settimana fa, dove invece c'era un piano irricevibile per le istituzioni di questo paese», ha aggiunto. Le opposizioni, dal canto loro, preferiscono non riconoscere meriti all'esecutivo, pur prendendo atto del ritiro dei licenziamenti.
La vicenda Electrolux si intreccia con un'altra partita industriale seguita in queste ore dal governo, quella di Ericsson, che secondo quanto filtra avrebbe prodotto un esito positivo per i lavoratori italiani. Per Palazzo Chigi si tratta di due risultati ravvicinati che rafforzano il metodo della trattativa, mentre restano da sciogliere i nodi occupazionali e industriali nei prossimi appuntamenti.
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