La politica italiana ha reso omaggio a Emma Bonino con funerali civili di Stato celebrati nella Sala della Protomoteca del Campidoglio. La cerimonia laica, la quarta di questo tipo concessa nel Paese dopo quelle di Nilde Iotti nel 1999, Pietro Ingrao nel 2015 e Giorgio Napolitano nel 2023, ha riunito le più alte cariche dello Stato e rappresentanti di governo e opposizione per ricordare la leader radicale scomparsa.

La scelta del luogo non è casuale: nella stessa sala, il 17 luglio 1998, fu firmato lo Statuto di Roma, il trattato internazionale che ha istituito la Corte Penale Internazionale, una delle cause più importanti portate avanti da Bonino nel corso della sua lunga esperienza politica. Il feretro era coperto da una bandiera dell'Europa e sormontato da una fotografia in bianco e nero della leader radicale.

Tra i presenti il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, seduta in prima fila accanto al presidente del Senato Ignazio La Russa e al presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso. Erano presenti anche i ministri Carlo Nordio e Marina Elvira Calderone, il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e sette ex presidenti del Consiglio: Matteo Renzi, Enrico Letta, Romano Prodi, Paolo Gentiloni, Massimo D'Alema, Mario Monti e Giuseppe Conte. A rendere omaggio alla storica esponente radicale anche Elly Schlein e Angelo Bonelli.

Ad alternarsi al podio sono state le persone che le sono state vicine nel corso della sua vita politica. Carla Taibi, storica assistente e portavoce, ha aperto i ricordi con la voce rotta dalla commozione: «Emma è stata ispirazione per molte ragazze, io ero una di quelle», ha detto, definendola «maestra, amica a modo suo, ma soprattutto un esempio». Taibi ha ricordato una donna «tenace e testarda, con quella tigna di cui lei stessa parlava», «precisa e intransigente», «severa con tutti perché severa ed esigente in prima persona con se stessa», animatrice di «lotte che hanno cambiato questo Paese e il mondo».

Filomena Gallo, segretaria dell'Associazione Luca Coscioni, ha sottolineato come le battaglie politiche di Bonino abbiano sempre avuto il corpo al centro. «Emma non si è mai pianta addosso ma ha affrontato il corpo a corpo con il tumore come un'altra delle sue battaglie», ha detto, ricordando che «in fondo tutto era iniziato proprio dal corpo, da quella interruzione volontaria di gravidanza che non volle vivere come un crimine da nascondere ma facendola diventare una connessione con tante donne», un legame tra il suo corpo fragile e minuto e le persone vittime di abusi in tutto il mondo.

Riccardo Magi, segretario di +Europa, il partito fondato da Bonino, ha ricordato il suo monito a «essere riformatori e non riformisti» e a «ingaggiare un corpo a corpo per ottenere le riforme, convincendo e persuadendo le classi dirigenti su obiettivi specifici». «Oggi il modo migliore per onorarla è impegnarsi su quello che stava facendo e voleva portare avanti. Noi continueremo a parlare di te al futuro, Ciao Emma», è stato il saluto dell'«allievo» Magi.

Benedetto Della Vedova, anche lui di +Europa, ha posto l'accento sulla battaglia per gli Stati Uniti d'Europa. «L'Europa miglior destino possibile per noi», ha detto, ricordando che secondo Bonino «l'Europa è una zattera in mezzo al fiume, magari anche malmessa, ma se non andiamo avanti e non la spingiamo, affondiamo». «Ci impegneremo a spingere verso gli Stati Uniti d'Europa», è stata la promessa di Della Vedova.

A chiudere la cerimonia sono stati Romano Prodi ed Enrico Letta, entrambi ex presidenti del Consiglio che, a Palazzo Chigi, avevano scelto Bonino come ministro. «La tenacia di Emma nella difesa dei diritti non è mai venuta meno, noi non abbiamo sempre condiviso tutto ma la battaglia per i deboli e gli indifesi è stata la sua stella polare», ha raccontato Prodi, osservando che «un suo punto fermo è stato il legame inscindibile tra destino italiano e destino europeo» e che non si è sorpreso «per la sua preoccupazione nei confronti dell'andamento del processo europeo».

Letta ha parlato di una persona che suscitava sempre «meraviglia e ammirazione». «Emma appartiene ai giovani, ai giovani di oggi, ogni volta che l'ho invitata a parlare con gli studenti, non la lasciavano andare via. Sapeva che per i giovani era importante avere dei maestri, aveva imparato l'importanza di avere delle figure di riferimento, di cui ti fidi e alla cui parola dai valore», ha detto l'ex premier, raccontando una figura che ha attraversato da protagonista la storia del Paese.

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.