Il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale voluta dal centrodestra con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Il provvedimento torna ora alla Camera per la terza e ultima lettura, già calendarizzata per il 28 settembre. Il voto finale a Montecitorio è atteso non più tardi di metà ottobre, con l'incognita dello scrutinio segreto e della fiducia, che secondo diverse fonti non sarebbe più scontata.
Il nuovo sistema abolisce i collegi uninominali del Rosatellum e introduce un proporzionale con premio di maggioranza. Il premio scatta solo se una lista o una coalizione raggiunge almeno il 42 per cento dei voti in entrambi i rami del Parlamento. In quel caso vengono assegnati 70 deputati e 35 senatori in più, sottratti dal totale dei seggi da distribuire proporzionalmente. Se nessuno tocca quota 42, o se Camera e Senato esprimono maggioranze diverse, il premio non viene attribuito e si applica il proporzionale puro. Le opposizioni hanno ribattezzato il testo «Melonellum», mentre la maggioranza preferisce chiamarlo «Stabilicum».
Durante l'esame a Palazzo Madama sono state introdotte alcune modifiche. La più significativa riguarda le preferenze: restano i capilista bloccati, ma l'elettore può esprimere fino a tre preferenze, dal secondo nome in lista a scendere, su un totale di sei candidati. L'alternanza di genere non è prevista per i capilista, mentre vale se viene data più di una preferenza. Per le liste di coalizione che concorrono al premio resta l'obbligo di rispettare la proporzione di genere 60-40.
Il testo prevede anche il voto per i fuori sede, che potranno votare nel comune di domicilio se vi risiedono da almeno nove mesi. La possibilità è estesa ai caregiver familiari. Viene inoltre introdotto l'obbligo di indicare il candidato premier al momento del deposito dei programmi, pena l'inammissibilità delle liste. Il nome non comparirà sulla scheda elettorale, nel rispetto delle prerogative del Capo dello Stato e senza intaccare il divieto di vincolo di mandato. È stata inoltre aumentata la raccolta di firme per i partiti non presenti in Parlamento.
Sul fronte delle soglie di sbarramento, il testo fissa il 10 per cento per le coalizioni e il 3 per cento per le liste singole o coalizzate, con il ripescaggio del «miglior perdente» per ogni coalizione. Al Senato le soglie restano calcolate su base nazionale, ma è prevista una deroga per le liste che superano il 20 per cento in almeno una regione. È stata eliminata la norma «anti-cespugli» introdotta alla Camera: anche i voti delle liste che non superano il 3 per cento saranno conteggiati per l'assegnazione del premio di maggioranza.
Il sistema prevede due tipi di liste: una per ciascun partito e una unica con i candidati della coalizione, che attribuirà i seggi del premio. Lo stesso candidato può presentarsi nelle liste circoscrizionali per il premio e in liste di collegio plurinominale, fino a un massimo di cinque pluricandidature. Qualora la lista o coalizione vincente superi i 220 seggi alla Camera o i 113 al Senato, è previsto un meccanismo che sottrae i seggi eccedenti dalla parte proporzionale.
Le opposizioni guardano già all'indomani dell'entrata in vigore della legge. Il capogruppo dem Boccia ha annunciato che un giorno dopo scatteranno i ricorsi «che pioveranno» in diversi tribunali, per sollevare la questione di incostituzionalità davanti alla Consulta. Il provvedimento, dunque, si avvia verso l'approvazione definitiva ma resta esposto a un possibile esame da parte della Corte costituzionale.
