Il nome di Roberto Gualtieri torna a circolare con insistenza come possibile candidato premier per il centrosinistra. Il sindaco di Roma, secondo quanto si discute nei corridoi della politica capitolina, potrebbe rappresentare la figura di sintesi in grado di ricomporre la frattura tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein, due leader che non intendono fare un passo indietro nella corsa alla guida dell'alleanza. Gualtieri, dal canto suo, smentisce di voler lasciare la guida della città, ma la sua posizione resta al centro delle manovre in vista delle prossime elezioni politiche.
La partita, però, si scontra con un ostacolo non secondario: lo stato dei conti del Campidoglio. La Corte dei Conti ha più volte segnalato criticità strutturali nel bilancio comunale. I debiti di finanziamento, che nel 2024 hanno raggiunto circa 2 miliardi di euro, sono destinati a salire fino a 2,57 miliardi per effetto degli impegni già assunti. Nel bilancio 2024, tre parametri su otto superavano già la soglia di criticità: debiti fuori bilancio, debiti in corso di riconoscimento e capacità effettiva di riscossione. Un ulteriore parametro in rosso farebbe scattare il deficit strutturale, con conseguenze pesanti sulla gestione ordinaria.
Il nodo dei residui attivi è altrettanto grave. Le somme accertate ma non incassate superano gli 11 miliardi di euro. Solo nel 2024 sono stati cancellati 650 milioni, mentre negli anni precedenti si è arrivati a un totale di circa 2,7 miliardi di crediti considerati persi. La magistratura contabile ha contestato anche il calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità, sottostimato e poi corretto con accantonamenti nell'ordine dei 7 miliardi. A ciò si aggiunge la situazione delle aziende partecipate, dalla Centrale del Latte all'Ama, da Atac a Farmacap, tutte in cronica perdita di esercizio.
Nel dibattito politico, i sostenitori della candidatura di Gualtieri sottolineano che il sindaco ha potuto contare su ingenti risorse arrivate con il Pnrr e il Giubileo, oltre che su manovre legislative che hanno evitato l'aumento del debito storico della Capitale. Tuttavia, gli ambienti più critici osservano che proprio durante la sua amministrazione l'indebitamento è cresciuto e che le partecipate continuano a chiedere coperture. Il governo Meloni, intanto, ha sbloccato la fine della gestione commissariale con 548 milioni, ha mantenuto in vita i meccanismi di sostegno e ha lavorato per l'uscita di Roma dalle penalizzazioni del Fondo di solidarietà.
Sul piano politico, Gualtieri è stato ministro dell'Economia nel governo Conte e conosce bene gli equilibri tra Pd e Cinquestelle. La sua collocazione, però, appare scomoda: dopo aver lavorato con Palazzo Chigi alla riforma costituzionale per Roma Capitale, si è trovato spiazzato dall'astensione del Pd e degli alleati su un provvedimento che lui stesso aveva contribuito a costruire. Ha definito quella scelta «un errore tattico», cercando di non rompere con l'esecutivo, ma il risultato è una posizione intermedia che non soddisfa né il Nazareno né Conte. Troppo collaborativo per i dem, troppo dem per proporsi come uomo «sopra le parti» contro Meloni.
Lo stallo nel centrosinistra resta il vero motore delle indiscrezioni. Nessuno dei due aspiranti leader è disponibile a lasciare spazio all'altro, e la ricerca di un federatore esterno è apertamente in corso. Le bocche restano cucite: nel centrosinistra se ne parla solo in forma anonima, segno che le manovre esistono ma non sono ancora ufficiali. Gualtieri attende gli eventi e non conferma alcuna disponibilità. La sua eventuale discesa in campo, però, dovrà fare i conti con un profilo di gestione amministrativa che i suoi avversari sono pronti a usare come argomento centrale. La debolezza dei conti capitolini rischia di trasformarsi nel principale ostacolo politico alla sua candidatura.
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