La sospensione del trattato di Schengen da parte dell'Italia dopo l'afflusso di migranti a Ceuta è al centro di un duro confronto politico. A L'aria che tira, su La7, Laura Boldrini, ex presidente della Camera e oggi deputata del Pd, e la giornalista Laura Tecce si sono scontrate sulle misure adottate dal governo Meloni, con posizioni inconciliabili sulla natura della crisi e sulle responsabilità.

Boldrini ha contestato la decisione dell'esecutivo italiano di sospendere Schengen, definendola un atto politico più che istituzionale. «Ceuta è Europa ma non è in Europa. Questo non è un vezzo di chi è puntiglioso, ma è una considerazione geografica che in questo caso è tutto», ha sottolineato l'ex presidente della Camera. Secondo la deputata dem, l'afflusso di decine di migliaia di persone non sarebbe stato spontaneo ma avrebbe seguito una regia precisa. Boldrini ha poi attaccato la scelta del governo di sospendere il trattato, definendola «pretestuosa» e citando i dati sui controlli: su 500mila persone controllate, solo 31 sono state respinte, di cui 8 marocchini e nessuno proveniente da Ceuta.

La deputata del Pd ha anche avanzato l'ipotesi di una motivazione politica dietro la decisione italiana, sostenendo che il governo voglia punire il premier spagnolo Pedro Sanchez per essersi opposto a Donald Trump e aver rifiutato l'aumento del 5% del Pil in spese militari. «Questo esercizio sa di vendetta politica e non ha portato a nessun risultato, è solo propaganda», ha affermato Boldrini, secondo cui l'Italia sarebbe l'unico Paese del gruppo di Schengen ad aver sospeso il trattato.

Di segno opposto la posizione di Laura Tecce, che ha difeso l'operato dell'esecutivo. «Il fatto che Rabat faccia pressioni politiche sulla Spagna e su un Paese europeo è già grave, i migranti non possono essere usati come un'arma di ricatto», ha replicato la giornalista. Tecce ha poi respinto il collegamento con Trump avanzato da Boldrini, sostenendo che il governo Meloni abbia agito per tutelare la sicurezza degli italiani. «Il rischio terrorismo è stato certificato dal Ministero dell'Interno, anche se questo non vuol dire che tutti gli immigrati siano dei terroristi», ha aggiunto.

Nel dibattito è intervenuta anche Ludovica Ciriello, conduttrice sostitutiva di Parenzo, che ha posto l'accento sulla proporzionalità della misura. «Schengen non è un dogma, non è un simbolo. Schengen è un patto, se non funziona può essere tranquillamente derogato. E non è stato tolto definitivamente», è stata la risposta. La discussione si è poi accesa ulteriormente quando Tecce ha chiesto a Boldrini: «Scusi ma che noia le danno i controlli?». Da qui lo scambio più duro: «La minaccia non esiste, lo dicono i dati», ha sostenuto Boldrini, mentre la giornalista ha replicato citando il rafforzamento dei controlli previsto dal Viminale di concerto con Palazzo Chigi a fronte di un afflusso di 72mila immigrati clandestini.

Il confronto ha toccato anche il ruolo della Spagna nella gestione dei flussi. «Non si sono mossi perché l'idolo progressista Sanchez li ha remigrati e rimandati in Marocco. Li ha rimandati a casa loro», ha affermato Tecce, mentre Boldrini ha ribadito che i migranti non si sono spostati dalla Spagna. La puntata ha così riproposto le divisioni politiche italiane sulla gestione dei flussi migratori e sulle misure di controllo alle frontiere, con il governo Meloni che difende la sospensione di Schengen come strumento di sicurezza nazionale e l'opposizione che la considera una mossa propagandistica priva di effetti concreti.

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Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.