Il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega sul nucleare, già licenziato dalla Camera. L'aula di Palazzo Madama ha votato con 81 sì, dando al governo il mandato per riscrivere la normativa italiana sull'energia atomica dopo decenni di stop. Il provvedimento è stato presentato dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che ha commentato: «Oggi è una giornata storica per l'Italia».

La legge delega non autorizza direttamente la costruzione di impianti, ma fissa i criteri e i principi a cui il governo dovrà attenersi nell'emanazione dei decreti legislativi attuativi. L'obiettivo dichiarato è restituire al Paese un quadro normativo organico per la produzione di energia da fonte nucleare, con l'intento di ridurre la dipendenza energetica dall'estero e di garantire maggiore sicurezza negli approvvigionamenti. Secondo il ministro Pichetto Fratin, il provvedimento «renderà l'Italia un paese indipendente e sicuro» e permetterà di avere «più energia per famiglie e imprese».

Il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha definito quella del Senato «una scelta coraggiosa e di buon senso». La maggioranza ha sostenuto il testo compatto, mentre le opposizioni hanno espresso perplessità sui tempi e sui costi dell'operazione. Il dibattito parlamentare si è concentrato soprattutto sulla necessità di definire con chiarezza il ruolo dello Stato, degli enti locali e degli investitori privati nella futura filiera nucleare.

Sul fronte dei tempi, il ministro Pichetto Fratin ha indicato che le prime centrali in Italia potrebbero entrare in funzione nel 2033-34. Si tratta di una previsione che dipende dall'iter attuativo, dalla scelta dei siti e dalle autorizzazioni, passaggi che richiederanno anni. La delega prevede infatti che il governo adotti uno o più decreti legislativi per disciplinare la materia, dalla sicurezza degli impianti alla gestione delle scorie, dal trattamento del combustibile esausto alla localizzazione degli impianti.

Il via libera definitivo del Senato arriva dopo l'approvazione alla Camera e conclude l'iter parlamentare del provvedimento. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il governo potrà iniziare a esercitare la delega. Il testo dovrà ora tradursi in norme operative che definiscano standard di sicurezza, procedure autorizzative e strumenti di partecipazione per i territori coinvolti. Restano da chiarire anche i meccanismi di finanziamento e il ruolo degli operatori industriali, temi su cui il confronto politico è destinato a proseguire nelle prossime settimane.

La decisione segna un cambio di rotta rispetto alla stagione dei referendum che avevano portato alla chiusura delle centrali italiane. Il governo rivendica la scelta come parte di una strategia più ampia per diversificare le fonti energetiche e ridurre la vulnerabilità del sistema produttivo. Le opposizioni chiedono invece garanzie sui costi per i contribuenti e sulla effettiva sostenibilità del progetto, sottolineando che le tecnologie nucleari richiedono investimenti elevati e tempi lunghi di realizzazione.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.