Il Senato ha approvato la riforma della legge elettorale con 113 voti favorevoli, 71 contrari e 2 astenuti. Il testo, arrivato da Montecitorio, è stato modificato a Palazzo Madama e torna ora alla Camera per la terza lettura. Ma il voto è stato accompagnato dalle dure critiche delle opposizioni, a partire dal capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di Palazzo Madama, che ha parlato di «170 giorni persi» dietro alla legge elettorale.

«170 giorni in cui, invece di occuparsi delle grandi questioni che stanno a cuore agli italiani, la crisi salariale, il caro prezzi, l'inflazione, la benzina alle stelle, il Parlamento si è occupato di legge elettorale», ha detto De Cristofaro in Aula. «Non perché c'era l'esigenza democratica di cambiarla ma perché alla destra serviva una legge per blindare le poltrone e blindare il potere». Secondo il capogruppo di Avs, la riforma era stata «pensata quando Vannacci e il suo partito erano all'1 per cento, al 2 per cento» e ora «diventa controproducente» per la stessa maggioranza.

De Cristofaro ha sostenuto che «molti a destra sperano che questa legge elettorale venga affossata nel voto segreto della Camera perché non sanno come tornare indietro». E ha aggiunto: «Questo succede quando si decide inseguendo l'interesse di parte invece dell'interesse generale». Il capogruppo di Avs ha poi accusato la maggioranza di aggirare la Costituzione: «La destra aggira la Costituzione introducendo per via ordinaria quella che dovrebbe essere una riforma costituzionale. La Costituzione si cambia seguendo le regole e lasciando agli italiani l'ultima parola». Un riferimento, quest'ultimo, al fatto che «gli italiani hanno rispedito al mittente pochi mesi fa la riforma della giustizia» e ora, secondo De Cristofaro, «la destra prova a scardinare l'equilibrio dei poteri per via ordinaria». Da qui l'accusa finale: «Vogliono una democrazia asservita al potere del capo: una capocrazia. Avs vota no».

Il provvedimento, che ora torna alla Camera, è al centro di un confronto politico che coinvolge anche il futuro della coalizione di centrodestra. Secondo un sondaggio OnlyNumbers di Alessandra Ghisleri per Porta a Porta, il 40,5% degli elettori del centrodestra si dice favorevole ad accogliere Futuro Nazionale nella coalizione, mentre il 41,3% è contrario. Il fronte più freddo è quello di Forza Italia, dove il 58,8% respinge l'ipotesi, mentre tra gli elettori della Lega il 41,8% sarebbe disposto ad aprire le porte al generale Roberto Vannacci.

Nel frattempo, una simulazione realizzata da YouTrend per SkyTg24 mostra quali sarebbero gli esiti delle elezioni se si votasse oggi con lo Stabilicum. Con Futuro Nazionale nella coalizione, il centrodestra otterrebbe 226 seggi alla Camera su 400 e 117 al Senato su 205, superando le soglie della maggioranza assoluta (rispettivamente 201 e 103). Il campo largo composto da Pd, M5S, Avs, Italia Viva e +Europa si fermerebbe a 157 deputati e 74 senatori. Se invece Futuro Nazionale corresse da solo, il risultato si ribalterebbe: sarebbe il campo largo ad aggiudicarsi il premio di maggioranza, con 221 deputati e 110 senatori, mentre il centrodestra si fermerebbe a 139 e 69. Vannacci conquisterebbe 25 seggi a Montecitorio e 12 a Palazzo Madama.

La riforma elettorale, dunque, continua il suo iter parlamentare tra le proteste delle opposizioni e le incognite legate agli equilibri interni alla maggioranza. Il testo modificato dal Senato dovrà ora essere riesaminato dalla Camera, dove il voto segreto potrebbe riservare sorprese, come auspicato da una parte del centrodestra secondo De Cristofaro. Resta il nodo politico sollevato da Avs: la priorità del Parlamento, sostiene l'opposizione, dovrebbe essere affrontare l'emergenza salariale, il caro prezzi e l'inflazione che pesano sulle famiglie italiane, non una legge elettorale che, secondo il capogruppo del Misto, serve solo a blindare il potere della destra.

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.