La legge elettorale entra nella sua fase conclusiva alla Camera, dove il governo si prepara a porre la fiducia su tre degli articoli modificati a Palazzo Madama. Nello stesso giorno, il segretario di +Europa Riccardo Magi ha annunciato uno sciopero della fame per protestare contro quella che definisce «un colpo di stato elettorale che vuole consentire a una minoranza nel Paese di diventare maggioranza schiacciante in Parlamento».
Il provvedimento è tornato ieri pomeriggio in Aula a Montecitorio dopo l'approvazione del testo e l'ok al mandato al relatore in commissione Affari Costituzionali. Oggi, a partire dalle 12, è previsto un unico voto sulle cinque pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Gli emendamenti depositati dalle minoranze sono circa sessanta, gli stessi già presentati in commissione sugli articoli modificati al Senato, ma con l'apposizione della fiducia le proposte di modifica decadranno.
La giornata rappresenta un primo test d'Aula per la tenuta della maggioranza, dal momento che le opposizioni potrebbero chiedere lo scrutinio segreto, come era accaduto a luglio sull'emendamento che introduceva le preferenze, poi bocciato grazie ai franchi tiratori tra le fila del centrodestra. Un esponente di centrodestra che segue il dossier si dice comunque certo della compattezza della coalizione anche in vista dei voti successivi. Il capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha ribadito la posizione del partito: «Mi sembra che Giorgia Meloni sia stata chiara. Se il provvedimento non passa si va a casa. La fiducia è stata messa per questo motivo».
In caso di bocciatura delle pregiudiziali, dovrebbe riunirsi già oggi una Conferenza dei capigruppo per fissare il calendario dei lavori. La fiducia dovrebbe essere votata venerdì con voto palese, mentre un'altra prova con scrutinio segreto è probabile in occasione del voto finale sul provvedimento, atteso la prossima settimana tra mercoledì e giovedì. Oltre ai relatori di maggioranza, sono stati designati quattro relatori di minoranza: Federico Fornaro del Pd, Filiberto Zaratti di Avs, Carmela Auriemma del M5s e lo stesso Magi.
La protesta del leader di +Europa è stata annunciata durante una conferenza stampa convocata ieri alla Camera. «Da oggi inizierò un digiuno per ottenere la modifica almeno delle parti peggiori di questa norma e consentire di presentare le liste con la firma digitale», ha dichiarato Magi, assicurando che la battaglia proseguirà «fino all'ultimo» e che, se la legge non sarà modificata in Parlamento, continuerà nel Paese attraverso ricorsi in tribunale. +Europa sta già lavorando a una serie di iniziative non violente e a ricorsi in sedi giurisdizionali.
Al centro delle critiche, condivise dalle altre opposizioni, ci sono due nodi principali. Il primo riguarda l'equa rappresentanza di genere, perché secondo i contestatori «si travolge completamente l'equilibrio di genere nelle candidature». Il secondo è la norma che introduce un tetto più alto di firme per chi si presenta alle elezioni per la prima volta. «Sono state aumentate a dismisura le firme necessarie per presentarsi alle elezioni. Di fatto sono necessarie 450.000 firme per una nuova forza politica che vuole cimentarsi con la democrazia elettorale. Una cosa incredibile e sicuramente incostituzionale», ha osservato il segretario di +Europa.
Il percorso parlamentare del testo era già passato per una fase delicata lo scorso luglio, quando la maggioranza era andata sotto con il voto segreto sull'emendamento che introduceva le preferenze, poi passate al Senato. Ora la legge elettorale attende l'ultimo passaggio alla Camera, con il governo determinato a chiudere rapidamente e le opposizioni che promettono battaglia sia in Aula sia fuori dal Parlamento.
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