Il centrodestra chiude definitivamente la partita sul ballottaggio e conferma la soglia per il premio di maggioranza al 42%, ma rischia di riaprire un fronte ben più insidioso: quello delle preferenze. È quanto emerge dal confronto in corso alla Camera sulla riforma della legge elettorale, dove il Partito democratico, insieme alle altre forze di opposizione, ha invitato Fratelli d'Italia a essere «coerente» e a votare i subemendamenti dem che puntano a introdurre preferenze «pure» per tutti i candidati, senza capilista bloccati.

L'appello è stato lanciato in Aula dal responsabile riforme della segreteria dem, Alessandro Alfieri: «Votate i nostri emendamenti per inserire preferenze vere, in modo che i cittadini possano decidere davvero i loro rappresentanti e ricostruire così quel rapporto diretto tra eletto ed elettore che in questi anni è stato strappato». Dal partito di via della Scrofa sarebbe arrivata una apertura, con la formula del «stiamo valutando».

Parole sufficienti a far scattare l'allarme tra gli azzurri, che mettono subito in chiaro: «Non sono questi gli accordi, così salta la legge». Se il subemendamento dovesse passare, anche con i voti del partito di maggioranza relativa, la coalizione si spaccherebbe. Nemmeno i leghisti sono d'accordo sul testo dem. L'approvazione riscriverebbe uno dei capisaldi della riforma elettorale targata centrodestra, ovvero i capilista bloccati, tanto contestati dalle opposizioni e da diversi costituzionalisti, sui quali si è sollevata anche la protesta delle parlamentari donne, visto che i capilista sono esclusi dall'obbligo di alternanza di genere. Nonostante questo, il centrodestra li ha confermati. E ora si rischia di rimettere tutto in discussione.

Esponenti di FdI sminuiscono la portata della riflessione in corso e ricordano il precedente: è quanto già successo alla Camera, quando i deputati del partito di via della Scrofa votarono a favore di un emendamento dei vannacciani sulle preferenze, poi bocciato a scrutinio segreto, con Lega e Forza Italia che invece votarono contro. Insomma, nessuna tragedia, viene sottolineato. E poi, si osserva, si tratta di «una cosa talmente importante che sul punto non può che decidere la premier», alla quale sarebbe stata sottoposta la questione.

Fatto sta che l'accordo faticosamente raggiunto potrebbe tornare a ballare dopo il lungo e complicato iter che ha portato, prima della pausa estiva, all'intesa siglata con il deposito al Senato — questa volta sottoscritto da tutti i partiti della coalizione — dell'emendamento bocciato alla Camera con voto segreto: i capilista restano bloccati ma l'elettore può dare fino a tre preferenze con alternanza di genere.

Secondo alcuni esponenti di maggioranza, alla fine prevarrà la necessità di tenere unita l'alleanza e la «scappatoia» per FdI potrebbe essere quella di evidenziare «l'obiettivo strumentale» del Pd e quindi optare — è un'ipotesi tra le altre — per una «meno dolorosa astensione». Non c'è poi ancora una soluzione che incassi il favore di tutta la coalizione sulla cosiddetta norma anti-cespugli. «Stiamo ancora vedendo», si limitano a spiegare gli sherpa al termine della riunione odierna, durata circa due ore.

Inserita durante l'esame alla Camera con un emendamento di Forza Italia, la norma dispone che i voti ottenuti dai partiti o liste che non superano il 3% non vengono conteggiati per il riparto nazionale dei voti alla coalizione, fatta eccezione per il miglior perdente. Le ipotesi ancora in campo sono tre: eliminare qualsiasi soglia, tornare all'1% come prevede ora il Rosatellum, oppure abbassarla dal 3 al 2%, percentuale più gradita a Forza Italia. In attesa di trovare la quadra, gli emendamenti sui «piccoli» potrebbero essere accantonati.

La maggioranza sta riflettendo anche sulla possibilità di estendere il voto per i fuori sede ai caregiver e ai marittimi. È invece tramontata l'ipotesi di stringere i tempi delle dimissioni per i sindaci che si candidano anche alle elezioni politiche. Restano dunque sul tavolo alcuni tasselli da sistemare e oggi il governo fornirà i pareri sugli emendamenti, compresi i subemendamenti del Pd sulle preferenze, presentati grazie alla decisione presa dal presidente La Russa di consentirne il deposito.

Intanto maggioranza e governo confermano l'intenzione di andare avanti spediti verso l'ok finale: alla Camera la legge elettorale viene calendarizzata per la terza e ultima lettura il 28 settembre, quando si svolgerà solo la discussione generale, per poi riprendere l'esame a inizio ottobre con i tempi contingentati. Attenzione massima e allerta, viene spiegato da alcuni deputati di FdI in vista del voto finale alla Camera a scrutinio segreto, anche se l'esecutivo — come appare probabile al momento — sembra orientato a porre la fiducia. «Una nuova forzatura sui tempi inaccettabile», tuonano le opposizioni che, però, attendono di capire come la maggioranza uscirà dalla «trappola» architettata al Senato.

Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.