Pier Luigi Bersani sceglie il palco della Festa dell'Unità di Torino per rivolgere un appello secco ai leader del centrosinistra. L'ex segretario del Partito democratico invita Elly Schlein e Giuseppe Conte a lasciare da parte le mediazioni e a costruire un programma essenziale, capace di parlare direttamente alla vita delle persone. «Facciamo un programma, ma non un librone, dieci punti che vanno dritti al cuore dell'esistenza delle persone», ha detto. «Il giorno dopo, se questo si fa insieme, si sdrammatizza tutto. E poi possiamo fare le primarie, secondarie, terziarie, un tavolino di legno».

Le parole di Bersani arrivano in una fase di fibrillazione per le forze progressiste, tra i tentativi di costruire un'alleanza ampia e le resistenze dei singoli partiti. L'ex ministro dello Sviluppo economico ha voluto prendere le distanze da un dibattito che definisce a tratti surreale, invitando i protagonisti del campo largo a concentrarsi sui contenuti. Il riferimento al «tavolino di legno» è una stoccata alle discussioni sulle modalità di selezione della coalizione, che secondo Bersani rischiano di diventare fini a sé stesse.

Nel suo intervento, Bersani ha affrontato anche i temi caldi dell'agenda politica. «Smettiamola di tenere in prima pagina Cernobbio, per favore. Il 5% del Pil al riarmo? No grazie», ha tuonato davanti ai militanti dem, prendendo posizione sul dibattito in corso sulle spese militari europee. Una linea netta, che lo allontana dalle posizioni di chi spinge per un aumento deciso degli investimenti nella difesa comune.

L'ex segretario ha poi allargato lo sguardo al quadro europeo, citando il risultato dell'AfD in Germania. «Ricette facili non ne ho», ha ammesso. «Bisogna con tutta la forza che abbiamo cercare di fare intendere che anche i problemi, vecchi, nuovi, antichi, adesso devono passare in secondo piano. Se guardiamo la profondità del problema che abbiamo in Europa e in Italia, guardare al passato vuol dire pettinare le bambole davanti a quello che sta succedendo». Per Bersani serve «un colpo di reni politico, generosità, la forza di dire: ok, abbiamo avuto dei problemi anche seri, ma davanti a queste novità li mettiamo da parte».

Non è mancato un passaggio su Carlo Calenda, che a Torino come a Roma intende tenere Azione fuori dal perimetro del campo largo. «Calenda lo conosco bene, ha un certo carattere. Io gli dico: fai bene quel che credi, però pensaci, pensaci bene. Se sei un liberale, pensaci bene», ha detto Bersani, che però prova a suonare la carica. «Basta essere spaventati. Bisogna dare uno sguardo, finalmente, alla forza enorme delle culture umanistiche, democratiche, liberali che ci sono. Bisogna risvegliarle».

Il riferimento è anche al voto tedesco: «Anche nella regione più nera d'Europa, perbacco, comunque il 56% della gente non era d'accordo. Ecco, vorrei che partissimo da lì, e che questa grande area di sensibilità, di valore, si prendesse le responsabilità e capisse che è ora di parlare direttamente ai bisogni reali della vita, reali della gente». Un appello che arriva mentre i leader di Pd, M5s e Avs si preparano a nuovi appuntamenti pubblici comuni, come la festa nazionale di Alleanza Verdi e Sinistra in programma a Roma.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.