La violenza di genere è un'emergenza di primaria importanza per il Paese e richiede l'impegno di tutta la Repubblica, a partire dalla prevenzione e dall'educazione nelle scuole. Lo ha affermato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la visita all'ospedale Misericordia di Grosseto, dove ha incontrato i protagonisti del Codice Rosa, il percorso di accesso al pronto soccorso riservato alle vittime di violenza nato in questa struttura e diventato un modello nazionale.
«È un'emergenza di primaria importanza nella vita del nostro paese, come ovunque», ha sottolineato il Capo dello Stato, rimarcando «l'esigenza della prevenzione, dell'individuazione delle condizioni di violenza, della formazione e quella dell'educazione. Sì, nelle scuole», ha insistito, «per trasmettere un senso dei rapporti umani». Mattarella ha scelto di visitare l'ospedale toscano a pochi giorni dal drammatico appello di Franco Isceri, il padre di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dall'ex compagno il 3 settembre scorso. «Chiedo a tutta la politica di essere unita, prendete provvedimenti all'unanimità, senza destra né sinistra, affinché tragedie come quella di Lorena non accadano più. Lavorate nelle scuole, potenziate i centri antiviolenza e gli strumenti normativi», aveva detto Isceri.
Il Presidente ha ricordato i numeri del fenomeno: «Nell'anno passato ci sono stati 97 femminicidi, quest'anno già 34». Per questo, ha spiegato, ha voluto «testimoniare l'allarme che continua a essere presente. Non solo l'attenzione, ma l'allarme e l'impegno che questo richiede per quanto ancora avviene. È un impegno di tutta la Repubblica». Un tema su cui la politica continua a confrontarsi: dal 4 giugno 2026 l'educazione sessuoaffettiva nelle scuole secondarie richiede il consenso scritto dei genitori o degli studenti maggiorenni, mentre nelle scuole dell'infanzia e primarie è vietata.
L'ospedale Misericordia è stato pioniere nel contrasto alla violenza di genere. Era il 2008 quando medici e sanitari si trovarono di fronte a conti che non tornavano: nella struttura risultavano solo due casi di violenza di genere, mentre i centri antiviolenza provinciali ne contavano 200 e in procura c'erano circa 60 fascicoli aperti. Da quelle domande nacque l'idea di un team dedicato esclusivamente a questa materia, con una formazione ad hoc per far emergere ciò che fino ad allora rimaneva nascosto. Così è nato il Codice Rosa, diventato protocollo nella ASL 9 di Grosseto nel 2009, prima della Convenzione di Istanbul del 2011 e del Codice Rosso, nato dieci anni dopo come omologo giudiziario.
Il simbolo di questa esperienza è la Stanza Rosa, il luogo dove i pionieri del Misericordia hanno visto crescere i casi di violenza: da due a settanta nel primo anno, poi 300, fino a un massimo di 500. «Il Codice Rosa nasce da un atto di grande umiltà», ha raccontato Vittoria Doretti, responsabile della rete regionale del Codice Rosa. «Avevamo delle procedure, ma avevamo due casi in tre anni, quando i centri antiviolenza parlavano di duecento donne assistite ogni anno. Poi ci trovavamo con la procura che aveva sessanta fascicoli di violenza sessuale ogni anno. Se sessanta era il cinque per cento di quello che c'era in questa provincia, mi chiedevo, cos'è che nel pronto soccorso non vedevamo? Non erano le procedure, ma il livello culturale. Era considerato un tema di serie B».
Per il dottor Claudio Pagliara, responsabile aziendale della rete Codice Rosa, «i numeri di accesso ai pronto soccorso sono importanti, ma dietro a ogni numero c'è una persona, una storia e una richiesta di aiuto. Quando una persona che ha subito violenza arriva al pronto soccorso, oltre alle ferite visibili, porta una storia di isolamento, di paura». La visita di Mattarella si è svolta dopo un incontro nell'auditorium dell'ospedale con i protagonisti di questa esperienza, che affonda le radici nel 2009. Il Capo dello Stato ha voluto così ribadire l'impegno delle istituzioni su un fronte che, ha detto, riguarda l'intera società civile e non solo il sistema sanitario o giudiziario.
