Le prospettive di crescita dell’Europa e dell’Italia e l’attualità internazionale sono al centro del messaggio che il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha inviato al Forum organizzato da The European House - Ambrosetti a Cernobbio. Nel suo intervento, il capo dello Stato ha messo in guardia sui rischi per l’economia mondiale se non torneranno a prevalere modalità di convivenza pacifica tra gli Stati, in un quadro giuridico e istituzionale condiviso e rispettato.
«Il frangente storico che viviamo appare complesso e caratterizzato da una fase di transizione che, mentre dichiara non più attuale l’esistente equilibrio, non sembra impegnata a costruirne uno nuovo», ha osservato Mattarella. Secondo il presidente, da un lato si amplia il novero delle sfide globali che richiedono maggiore cooperazione tra i Paesi, dal cambiamento climatico alle crisi sanitarie pandemiche, dalla disponibilità di risorse energetiche, alimentari e idriche all’impatto dell’intelligenza artificiale. Dall’altro, ha aggiunto, «si affaccia nuovamente una pretesa predatoria delle risorse esistenti, materiali e immateriali, con una preoccupante tendenza a ripristinare politiche di potenza, con la minaccia, quando non l’uso, della forza, a sostegno di proprie pretese nella soluzione delle controversie internazionali».
Il capo dello Stato ha parlato di una «visione coercitiva dell’interdipendenza, che riporta a epoche coloniali, facendo retrocedere la storia della civiltà umana». Le crescenti pressioni sull’ordine multilaterale, costruito nel secolo scorso dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, rischiano di archiviare i benefici che quell’ordine ha portato in termini di pacificazione, indipendenza ed emancipazione economica e sociale di vaste porzioni del mondo. «Proprio nel momento in cui la stabilità e l’efficacia di tale ordine si rendono più necessarie, esso oggi appaia minacciato e messo alla prova nelle sue regole e nelle sue prassi», ha sottolineato.
Mattarella ha poi ricordato i costi umani, politici, economici e sociali del disordine, della contrapposizione e della guerra. «Basterebbe un’analisi di questi per concludere che politiche di potenza e conflitti sono manifestazioni di visione del futuro piuttosto che di autentica progettualità, e che non portano alcun autentico beneficio né ai presunti vincitori né ai soccombenti». Salvaguardare un ordine internazionale rispettoso della dignità delle persone e dei popoli, ha aggiunto, richiede un rapido esame delle condizioni di riforma e adattamento alla realtà contemporanea, radicalmente diversa da quella del secondo dopoguerra.
Nel messaggio, il presidente ha difeso il ruolo dell’Unione Europea, definita «la manifestazione più eclatante al mondo di condivisione di sovranità, sorretta da valori comuni, capace di assicurare pace, diritti, prosperità diffusi a un gruppo di Stati, adusi per secoli a combattersi l’un l’altro». I suoi successi, ha detto, «sono indiscutibili e per questo, talvolta, invidiati e osteggiati», al pari della sua attrattività, «tuttora intensa e vitale». La vocazione dell’Ue a proiettare verso l’esterno partenariati basati sul reciproco beneficio, a partire da quello economico e commerciale, è testimoniata dal numero di accordi di libero scambio siglati con Stati e associazioni di Stati di ogni continente.
«Di questo modello di rapporti internazionali cooperativi, alternativo alla logica del più forte o del profitto di rapina come unico parametro, dobbiamo andare orgogliosi», ha affermato Mattarella, ricordando che «in tutte le aree strategiche dove l’Unione interviene, è la persona a essere messa al centro». L’Ue, lungi dal rinunciare ai propri valori, appare «più che mai un’impellente necessità per affermare standard di vivibilità per i popoli dell’intero pianeta». Su questo terreno, ha concluso, l’Europa deve saper giocare assumendo iniziative piuttosto che attestarsi su moduli di mera difesa, e i necessari cambiamenti nel funzionamento delle sue istituzioni sono indispensabili per affermare le volontà espresse dalla sovranità dei popoli.
«L’attuale contesto internazionale non ammette indugi. Occorre un chiaro percorso di azione affinché tornino a prevalere modalità di convivenza pacifica in seno alla Comunità degli Stati in un quadro giuridico e istituzionale condiviso e rispettato. In assenza di questo presupposto, sono messe a dura prova le stesse prospettive di un’economia mondiale prospera e in crescita costante e duratura», ha concluso il presidente della Repubblica.
