«Più soldi alla sanità». L'appello arriva da Beatrice Lorenzin, vicepresidente dei senatori del Partito democratico, che attacca il governo guidato da Giorgia Meloni sulla crisi del Servizio sanitario nazionale. «Cinque milioni e 800mila italiani che in un solo anno rinunciano a visite ed esami sono la fotografia più drammatica della crisi del nostro Ssn», scrive Lorenzin, ricordando che «persino il ministro Schillaci chiede al governo almeno 5-5,5 miliardi in più per la sanità nella prossima legge di bilancio».
Per l'ex ministra, la manovra sarà «la prova del nove per Meloni e per la sua maggioranza: vedremo se alle parole seguiranno finalmente le risorse necessarie per personale, liste d'attesa e servizi ai cittadini». Lorenzin aggiunge che in questi anni «non sono mancate soltanto le risorse, ma soprattutto le riforme e una vera strategia» e critica l'autonomia differenziata, definita «un paradosso pericolosissimo»: «Mentre aumentano le disuguaglianze territoriali e quasi un italiano su dieci rinuncia alle cure, invece di rafforzare l'universalismo del Ssn si rischia di frammentarlo ulteriormente. Sarebbe il colpo di grazia a un sistema che ha bisogno di più risorse, più personale e uguali diritti alla salute da Nord a Sud».
La replica non tarda ad arrivare, soprattutto sui social, dove in molti fanno notare un dettaglio scomodo per la dem: Lorenzin è stata ministra della Salute nei governi di centrosinistra guidati da Enrico Letta e Matteo Renzi, in un periodo segnato dai cosiddetti «tagli lineari» alla spesa pubblica. Secondo le ricostruzioni riprese anche dal Secolo d'Italia, durante la sua titolarità del dicastero furono effettuati circa 2,35 miliardi di euro di tagli diretti al settore, cifra che sale a 4 miliardi se si contano i mancati incrementi rispetto a quanto programmato negli anni precedenti.
L'ex esponente di Forza Italia e Ncd, oggi approdata al Partito democratico, ha guidato il ministero della Salute dal 2013 al 2018, in un contesto di rigorosa disciplina di bilancio ereditata dal governo Monti. Solo l'emergenza Covid, secondo i critici, avrebbe poi cambiato l'inerzia degli stanziamenti pubblici per la sanità, dopo anni di finanziamenti considerati insufficienti dalle organizzazioni di categoria e dai sindacati del personale medico e infermieristico.
Il dibattito arriva in un momento delicato per il Servizio sanitario nazionale, alle prese con l'invecchiamento della popolazione, la carenza di personale, l'inflazione e il crescente costo delle nuove terapie. Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha più volte sollecitato risorse aggiuntive per il prossimo anno, mentre il governo lavora alla legge di bilancio e alle intese sull'autonomia differenziata, che secondo i dem rischiano di ampliare il divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud nell'accesso alle cure.
