Giorgia Meloni risponde a Stefano Bonaccini e lo accusa di denigrare l'elettorato di centrodestra. Al centro dello scontro, le parole del segretario del Partito Democratico, che in un intervento ha descritto il voto a destra come «il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne delle città e di chi sta peggio economicamente», citando i casi di Donald Trump, della Brexit, della Germania, di Marine Le Pen e dell'Italia con Meloni, Salvini e Vannacci.

La presidente del Consiglio ha replicato con un post su Facebook: «In una illuminata lezione, Stefano Bonaccini, Presidente del Partito Democratico, ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L'abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare». Parole che riaccendono il confronto politico a pochi mesi dalle elezioni regionali e amministrative.

Per la premier, la spiegazione del voto a destra è un'altra: «Forse Bonaccini dovrebbe prendere in considerazione un'ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra. Hanno visto città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare».

Meloni ha poi rivendicato il rapporto tra il suo partito e gli elettori: «Quegli italiani votano a destra perché noi non chiediamo loro quanti titoli di studio abbiano prima di ascoltarli. Li rispettiamo. Ed è forse proprio questo rispetto che Bonaccini e una certa sinistra, nonostante le molte sconfitte, non hanno ancora studiato abbastanza». La chiusura del post è un attacco diretto al modo di fare politica del Partito Democratico, accusato di guardare al proprio elettorato come a una platea da educare.

Dalla Lega arriva una condanna netta delle parole del segretario dem. «Vergognati», è il commento sintetico diffuso dal partito di Matteo Salvini, che raccoglie la provocazione e la rilancia in chiave polemica. La vicenda conferma la tensione tra le forze di maggioranza e il Partito Democratico, impegnato in una fase di riorganizzazione interna dopo le ultime tornate elettorali.

Bonaccini, dal canto suo, ha precisato che la frase è stata «presa da un ragionamento complessivo», cercando di ridimensionare la portata delle sue parole. La precisazione non ha però fermato la reazione della presidente del Consiglio, che ha scelto di intervenire direttamente per marcare la distanza politica e culturale con l'opposizione. Il confronto, destinato a proseguire nelle prossime settimane, tocca un tema sensibile come il rapporto tra rappresentanza politica e condizioni sociali ed economiche degli elettori.

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.