Il governo italiano lavora per alleggerire il peso delle bollette energetiche su famiglie e imprese e per evitare nuove tasse europee a carico dei cittadini. Lo ha detto la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nell'aula del Senato, nel corso delle comunicazioni in vista del Consiglio europeo in programma il 15 e 16 ottobre 2026.
Al centro dell'intervento della premier c'è il negoziato sul prossimo bilancio pluriennale dell'Unione europea. Meloni ha spiegato che la posizione dell'Italia è netta: prima si definiscono gli obiettivi, poi si trova il modo di finanziarli, non il contrario. Sulle nuove risorse proprie proposte dalla Commissione europea, l'Italia mantiene diverse riserve, ma si dichiara disponibile a lavorare con un criterio chiaro: alleggerire per quanto possibile il peso sui bilanci nazionali senza introdurre nuove tasse a carico di cittadini e imprese europee.
La presidente del Consiglio ha anche aperto alla possibilità di un rimborso più graduale del debito contratto per il Next Generation Eu, il fondo per la ripresa post-pandemia. Secondo Meloni, i rimborsi non devono comprimere le altre politiche europee proprio negli anni in cui serve investire di più. Su questo punto, ha aggiunto, nessuno strumento dovrebbe essere escluso a priori per finanziare priorità strategiche comuni.
Meloni ha poi indicato due questioni su cui, per l'Italia, il compromesso dovrà necessariamente migliorare. La prima riguarda i criteri di ripartizione delle risorse: la proposta della presidenza irlandese li mantiene sostanzialmente invariati e continua a penalizzare l'Italia. «Non possiamo accettare che l'Italia versi di più al bilancio europeo e allo stesso tempo riceva di meno, è una semplice questione di equità», ha detto la premier. La seconda riguarda i cosiddetti rebates, gli sconti sui contributi di cui godono alcuni Stati membri, sui quali la nuova proposta non registra alcun progresso. Meloni ha osservato che è difficile spiegare perché chi chiede di modernizzare il bilancio, cioè di ridurlo, pretenda di conservare privilegi nati in un'altra fase dell'integrazione europea. «Se la modernizzazione deve esserci deve valere per tutti», ha aggiunto, sottolineando che non si può pretendere che i sacrifici siano europei e i privilegi nazionali.
Sul fronte agricolo, la presidente del Consiglio ha messo un paletto esplicito: l'Italia non accetterà un bilancio che ridimensioni la Politica agricola comune, la pesca e la coesione. «L'agricoltura e la pesca riguardano la nostra sicurezza alimentare, che è una componente essenziale dell'autonomia strategica europea», ha detto Meloni. Quanto alla coesione, ha spiegato che essa riguarda la capacità del mercato unico di funzionare senza lasciare indietro interi territori, e che indebolirla finirebbe per danneggiare anche la crescita complessiva. Secondo la premier non c'è contraddizione tra politiche tradizionali e nuove priorità: non esiste sicurezza senza sicurezza alimentare e non esiste vera competitività senza pari dignità tra i territori.
Nel corso delle comunicazioni, Meloni ha affrontato anche il tema della posizione italiana sulla guerra in Ucraina, ribadendo che non cambia rispetto a quanto finora sostenuto dall'esecutivo. La premier ha confermato la linea già espressa in precedenti occasioni, senza annunciare variazioni di rotta.
L'intervento in Senato precede di poche ore l'avvio del Consiglio europeo, dove i capi di Stato e di governo discuteranno il quadro finanziario pluriennale, le priorità strategiche dell'Unione e il sostegno a Kiev. Per l'Italia, il nodo centrale resta il rapporto tra contributi versati e risorse ricevute, insieme alla difesa dei settori agricolo, della pesca e della coesione territoriale.
5
