Il nodo delle primarie torna a dividere il Partito Democratico. Roberto Speranza, esponente della sinistra dem e tra i sostenitori di Elly Schlein al congresso, ha chiesto apertamente di evitarle, definendole «un errore politico». La sua presa di posizione, arrivata in un'intervista al Corriere della Sera, ha però suscitato reazioni contrastanti all'interno del partito, dove la strada che porta ai gazebo sembra ormai segnata.

Dalla sinistra del Pd, quella che fa riferimento a Orlando, Provenzano e Sarracino, fanno sapere che la posizione di Speranza «non sia stata concordata e non sia condivisa». Per questa area del partito, i modi per selezionare la leadership sono solo due: scegliere il capo del partito che prende un voto in più, oppure ricorrere alle primarie, e in questo secondo caso l'unica candidata possibile sarebbe Elly Schlein. Nonostante la fiducia nel metodo, però, tra le fonti parlamentari i timori non mancano.

Il rischio principale è che una corsa fratricida possa riportare indietro le lancette all'autunno 2022, quando Pd e Movimento 5 Stelle corsero separati alle elezioni consegnando la vittoria al centrodestra. Uno scenario paventato anche da alcuni «padri nobili» del partito che, pur non rinnegando il metodo dei gazebo, avvertono l'esigenza di farlo precedere da un programma condiviso. Romano Prodi, già quattro mesi fa, aveva avvertito che «le primarie sono da ripensare» e che va anteposto ad esse un progetto sul quale tutti i partiti della coalizione possano riconoscersi, altrimenti «è come eleggere il capitano della squadra che perde contro la Bosnia».

Simile la posizione di Pierluigi Bersani, che non mette in discussione le scelte dei leader, gli unici ai quali spetta concordare il metodo migliore per scegliere la guida della coalizione. L'ex segretario Pd pone però una condizione: ci deve essere una condivisione sui valori e sul programma alla base dell'alleanza prima di ingaggiare la gara. Per il resto, Bersani si dice pronto a mettersi a disposizione come un qualsiasi militante.

Più netto Goffredo Bettini, per il quale «le primarie presentano rischi non da poco», dovendo il vincitore «empatizzare» con elettorati diversi e diffidenti, quando non apertamente ostili gli uni verso gli altri. Bettini aveva proposto un suo «lodo»: inserire nel programma, come richiede lo Stabilicum, il nome di un'alta personalità del mondo della cultura e delle istituzioni. Una indicazione simbolica ma politicamente significativa, che rimanderebbe la scelta del premier a risultato acquisito, nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica.

Un lodo simile era stato proposto in precedenza da Dario Franceschini, che aveva immaginato di congelare le primarie facendo correre i partiti ciascuno per proprio conto, per poi unirsi in Parlamento. Un'opzione tramontata con l'arrivo dello Stabilicum in discussione. Allo stesso Franceschini è stata attribuita nei giorni scorsi una «moral suasion» sui leader di centrosinistra affinché rinuncino ai gazebo, ma il senatore ha respinto la ricostruzione definendola «totalmente priva di fondamento». Franceschini ha ribadito di continuare a credere che le primarie siano «una grande occasione di mobilitazione democratica» oltre che l'unica strada realisticamente possibile per individuare la candidatura comune a premier.

Dal Nazareno la linea che emerge è quella di sempre: ad esprimere il leader saranno le primarie o il partito che prende un voto in più degli altri. Tra gli esponenti della maggioranza interna al Pd viene spiegato che «il tema non è se vinci o se perdi le primarie» quanto come ci arrivi. Se si dovesse aspettare il varo della legge elettorale, previsto per l'autunno inoltrato, si rischierebbe di avere poco tempo per ricomporre le fratture che una corsa alla leadership, già di fatto avviata, potrebbe approfondire. Un esponente della sinistra dem ricorda infine che nelle regioni in cui il centrosinistra ha vinto non ci sono state le primarie, chiedendosi perché non provarci anche a livello nazionale.

Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.