Marco Rizzo, fondatore del Partito comunista e leader di Italia domani, si prepara a correre alle prossime elezioni politiche con la sua sigla. Un passaggio tecnico avvenuto al Senato potrebbe rendere la corsa più agevole e, secondo alcune letture di palazzo Madama, potrebbe avere effetti sugli equilibri del centrodestra.
Nel sito del Senato è comparsa la comunicazione secondo cui, dal 23 ottobre 2026, la componente Civici Marche assume la nuova denominazione «Italia domani - Marco Rizzo». L'annuncio sarà dato nella seduta numero 468 del 27 ottobre 2026. In questo modo Rizzo dispone ora di un proprio micro-gruppo parlamentare, una componente del gruppo Misto, che a palazzo Madama richiede un solo eletto purché collegato a una lista presentatasi alle elezioni del 2022.
Il protagonista di questo passaggio è Antonio Guidi, 81 anni, ex forzista già ministro per la Famiglia nel primo governo Berlusconi. Entrato in Fratelli d'Italia nel 2014, era stato eletto al Senato come capolista in Umbria nelle liste del partito e, a inizio legislatura, era stato «prestato» al gruppo «Civici d'Italia - Noi Moderati - Maie», parte del centrodestra. Ora diventa compagno d'avventura di Rizzo, 67 anni, torinese.
Il valore del passaggio è legato alla nuova legge elettorale, che alza da 1.500 a 6.000 le firme necessarie in ogni collegio plurinominale per candidare una lista, una soglia proibitiva per molte nuove sigle. Fanno eccezione i partiti costituiti in gruppo parlamentare e quelli che hanno una componente politica di gruppo in almeno una delle due Camere. Per chi dispone di una componente nel Misto resta quindi in vigore la soglia di 1.500 firme, che grazie a Guidi Rizzo dovrà raccogliere.
Il quadro politico ha poi un altro elemento: il rapporto con Roberto Vannacci. Un anno fa Rizzo aveva annunciato l'avvio di un dialogo con il generale, allora ancora nella Lega, con cui diceva di condividere «diversi punti programmatici». L'intesa è durata poco. I due si sono separati male e ora il leader di Futuro nazionale è diventato il bersaglio dichiarato di Rizzo. Dopo il voto di Reggio Calabria, Rizzo ha sostenuto che Vannacci «non è assolutamente determinante per il centrodestra».
Intanto Italia domani ha iniziato ad attrarre iscritti e dirigenti di Futuro nazionale. Un mese fa, a Sassari, circa cinquecento persone hanno lasciato Futuro nazionale per passare con Rizzo. Il leader ha parlato di un'«emorragia» dalle fila avversarie, avvertendo che «le nostre porte sono aperte».
Secondo quanto filtra da Fratelli d'Italia, indebolire Vannacci sarebbe un'operazione gradita alla destra di governo. Altri osservatori ritengono però che il contributo di Rizzo possa andare oltre. Il precedente richiamato è quello della Camera, dove per costituire una componente nel gruppo Misto servono tre deputati: Manlio Messina, ex Fratelli d'Italia, Luca Sbardella, rimasto in Fratelli d'Italia fino al 9 ottobre, e Francesco Gallo, di «Sud chiama Nord», hanno consentito al movimento siciliano di Cateno De Luca di presentarsi alle politiche in alleanza con il centrodestra con il minimo di firme. Un meccanismo simile, con il senatore Luigi Nave prestato ad Alessandro Onorato, consentirà alle liste di «Progetto civico» di raccogliere 1.500 firme per collegio.
Rizzo, al momento, non ha sciolto la riserva sulla forma della sua corsa: se correrà da solo o in coalizione, sottolineano le fonti citate, si vedrà. Il meccanismo in discussione, tuttavia, potrebbe avvantaggiare il centrodestra, perché il premio di governabilità nel nuovo sistema scatta per la lista che arriva prima superando il 42 per cento dei voti e anche una quota di voti piccola può risultare decisiva.
3
