La sonda Voyager 1 è il manufatto umano più distante dalla Terra e si prepara a raggiungere un traguardo simbolico: la distanza di un giorno luce, cioè il percorso che la luce copre in 24 ore. La missione della NASA si trova oggi a circa 26 miliardi di chilometri dal nostro pianeta, una distanza che rende ogni comunicazione un'impresa lenta.

Per raggiungere la sonda, un segnale inviato dalla Terra impiega circa un giorno, e lo stesso tempo serve perché la risposta torni indietro. Il superamento del giorno luce non cambia il funzionamento del veicolo, ma segna un passaggio simbolico nella storia di una missione che prosegue da decenni oltre i confini del Sistema solare.

Il momento esatto in cui la sonda supererà questa soglia dipende dalla sua velocità, che resta grosso modo costante ma diminuisce lentamente. Il team della missione segue il percorso e calcola i tempi attraverso la Deep Space Network, la rete di grandi antenne distribuite sulla Terra che la NASA utilizza per comunicare con le sonde nello spazio profondo. È questa infrastruttura a permettere di ricevere i dati e di inviare i comandi, nonostante la distanza enorme.

Voyager 1 è stata lanciata dalla NASA nel 1977 e da allora continua a inviare misurazioni scientifiche provenienti dallo spazio interstellare. Gli strumenti di bordo raccolgono informazioni sull'ambiente che la sonda attraversa, dati che restano preziosi per comprendere le condizioni che si trovano tra le stelle. La missione, dunque, non si limita a un primato di distanza: continua a produrre conoscenza scientifica.

Il limite principale resta l'energia. I generatori a bordo perdono potenza con il passare degli anni, e il margine disponibile per far funzionare la strumentazione si riduce progressivamente. Per conservare energia, i tecnici hanno spento diversi strumenti, scegliendo di volta in volta quali funzioni mantenere attive per prolungare il più possibile la raccolta di dati. Ogni decisione di questo tipo comporta un compromesso tra ciò che si rinuncia a osservare e ciò che si riesce a continuare a misurare.

Con il diminuire della potenza e l'allontanarsi della sonda, anche il segnale che raggiunge la Terra diventa più debole, e il contatto è destinato a farsi sempre più difficile da mantenere. Le antenne della rete devono quindi captare trasmissioni sempre più fievoli, un compito che richiede precisione e una sorveglianza costante. La fine della missione non è al momento fissata con certezza: la tempistica complessiva resta incerta e dipenderà dall'evoluzione dei generatori e dalla capacità di mantenere il collegamento con la Terra.

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Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.