La Procura di Pavia si appresta a depositare il secondo avviso di chiusura delle indagini nell'inchiesta che vede Andrea Sempio indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco. L'atto, atteso per oggi, segna un passaggio decisivo del procedimento che dall'inizio del 2024 rimette in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi, ipotizzando che a uccidere la giovane sia stato un altro uomo.

Il provvedimento arriva dopo il primo avviso di maggio e accompagna il deposito delle ultime consulenze disposte dai magistrati guidati da Fabio Napoleone. Tra queste figurano lo studio di Carlo Previderè sul dna presente sulle unghie della vittima, rivisto dopo le osservazioni della difesa sulla sua riconducibilità alla linea paterna di Sempio; l'approfondimento integrativo sulle misurazioni antropometriche dell'indagato firmato da Cristina Cattaneo; e le consulenze sulle impronte a pallini, da sempre considerate la firma del killer sul pavimento della villetta, affidate a Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli.

Resta invece in dubbio il deposito del dossier assegnato allo psichiatra Roberto Catanesi, che potrebbe non aver prodotto elementi sufficienti dopo che Sempio si è rifiutato di sottoporsi alla consulenza psichiatrica e personologica disposta dalla Procura. L'insieme di questo materiale, unito agli accertamenti già acquisiti nella prima fase, costituirà la base sulla quale i magistrati potranno chiedere il rinvio a giudizio dell'indagato. Non è ancora chiaro in quale contesto rientri la testimonianza dell'ex comandante del Ris Luciano Garofano, che si occupò delle indagini nel 2007.

Alla chiusura delle indagini segue di norma, dopo i venti giorni lasciati alle parti per replicare, la richiesta di rinvio a giudizio e quindi la fissazione dell'udienza preliminare. Il caso di Garlasco presenta però una peculiarità che non ha precedenti nel panorama giudiziario italiano: esiste una sentenza definitiva di condanna a carico di Stasi e, in parallelo, la possibilità che si arrivi allo stesso verdetto per Sempio. Poiché non è stato ipotizzato un concorso tra i due, si prospetta la coesistenza di due sentenze in conflitto, una situazione definita non tollerabile né sul piano logico né su quello giuridico.

Secondo l'avvocato Davide Steccanella, che segue la vicenda come opinionista, la Procura di Pavia difficilmente vorrà correre il rischio di arrivare a due verdetti incompatibili. In teoria, spiega, un caso del genere porterebbe a sollevare un conflitto davanti alla Cassazione, ma si tratta di un'ipotesi sulla carta, che non si concretizzerà. Per questo Pavia potrebbe prendersi un tempo non breve prima di chiedere di processare Sempio, augurandosi che nel frattempo la Procura Generale di Milano accolga la sollecitazione a presentare un'istanza di revisione del processo Stasi a Brescia. Se la richiesta di rinvio a giudizio arrivasse prima, con ogni probabilità il giudice per l'udienza preliminare di Pavia sospenderebbe l'udienza in attesa di chiarimenti.

L'11 maggio scorso la procuratrice Francesca Nanni aveva reso noto di aver ricevuto una memoria di cento pagine dai colleghi pavesi, assicurando che l'avrebbe letta e analizzata con attenzione. Un lavoro complesso, quello di addentrarsi in quasi due decenni di indagini segnate da errori e sentenze contrastanti. È in questa prospettiva che i magistrati pavesi starebbero lavorando per mettere in dubbio gli indizi indicati dalla Cassazione come gravi, quelli che hanno portato ai sedici anni di carcere per Stasi. L'attenzione sembra concentrata sulla notevole quantità di dna della vittima trovata sui pedali della bicicletta Umberto Dei nella disponibilità di Stasi, uno dei colpi di scena dell'appello bis, quando emerse la possibilità che l'imputato avesse scambiato i pedali con quelli della bicicletta nera da donna vista dalla vicina di casa dei Poggi in un orario compatibile con il delitto.

Amando Palmegiani, consulente del team che assiste Sempio, prende le distanze dalle nuove acquisizioni: afferma di non sapere nulla di questo e osserva che più che cercare prove su Sempio si stia cercando di eliminare quelle pregresse su Stasi. Ugo Ricci, genetista e consulente della difesa di Stasi, invita alla prudenza: è un momento importante e delicato, dice, nel quale bisogna mantenere riservatezza ed evitare indiscrezioni. Il quadro che uscirà dal deposito di oggi servirà a capire se e quando la Procura di Pavia formulerà la richiesta di processo per Sempio, in un intreccio giudiziario che resta senza precedenti.

2Visualizzazioni

Autore

Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.