Denise Cosco, figlia della testimone di giustizia Lea Garofalo, si è tolta la vita all'età di 35 anni. La notizia, anticipata da Avvenire, è stata confermata all'AGI. La madre, uccisa dalla 'Ndrangheta nel 2009, aveva la stessa età quando fu assassinata a Milano.
Lea Garofalo fu sequestrata con un stratagemma il 24 novembre 2009 e poi uccisa dal compagno Carlo Cosco e da un complice, Rosario Curcio, entrambi originari di Petilia Policastro, in provincia di Crotone, e legati alla 'Ndrangheta calabrese trapiantata in Lombardia. Il corpo della donna fu dato alle fiamme e fatto sparire a San Fruttuoso, vicino a Monza. La Garofalo aveva tentato con ogni mezzo di garantire un futuro migliore alla figlia Denise, innescando uno scontro con Cosco che si concluse con la tragedia.
Per l'omicidio, la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato nel 2013 la condanna all'ergastolo per Carlo Cosco, ex compagno della vittima. Ergastolo anche per Vito Cosco, Rosario Curcio e Massimo Sabatino. È stato invece assolto Giuseppe Cosco, condannato in primo grado all'ergastolo. I giudici hanno revocato il carcere a vita anche per il pentito Carmine Venturino, fidanzato di Denise al momento dell'omicidio, condannato a 27 anni con le attenuanti generiche. Proprio Venturino, iniziando a collaborare dal carcere con i pm nel luglio 2012, ha contribuito a far ritrovare i resti di Lea Garofalo in un campo in Brianza. Il funerale della donna è stato celebrato a Milano nell'ottobre 2013.
La vicenda di Lea Garofalo era iniziata nel 2002, quando era stata inserita con la figlia Denise in un programma di protezione provvisorio. Ai magistrati della Procura distrettuale Antimafia di Catanzaro aveva raccontato le faide interne tra la sua famiglia e quella dell'ex compagno Carlo Cosco, entrambe legate alla 'Ndrangheta. Nel 2006 lo Stato aveva revocato il programma di protezione, ritenendo le dichiarazioni della donna prive di autonomo sbocco processuale e gli elementi informativi insufficienti quanto ad attendibilità. Nello stesso anno, però, il Consiglio di Stato aveva ribaltato la decisione, restituendo alla Garofalo il programma di protezione.
Nell'aprile 2009 Lea Garofalo aveva rinunciato al programma. Il 25 novembre 2009 era scomparsa: non si era presentata alla stazione Centrale di Milano, dove aveva appuntamento con la figlia per tornare in Calabria. Denise e Carlo Cosco ne avevano denunciato la scomparsa ai carabinieri di Milano. La testimone era stata convinta da Cosco a raggiungerlo a Milano per trascorrere qualche giorno con la figlia e parlare del futuro della ragazza. L'ultima immagine di lei è un video delle telecamere di sorveglianza che la ritrae mentre sale sulla Chrysler Voyager guidata da Cosco.
Il 18 ottobre 2010 il gip di Milano aveva emesso sei ordinanze di custodia cautelare, due delle quali notificate in carcere a Carlo Cosco e Massimo Sabatino, già arrestati per un precedente tentativo di sequestro della Garofalo. Secondo il gip si era trattato di una vera e propria esecuzione ordinata da Cosco, che almeno quattro giorni prima del rapimento aveva predisposto il piano con i complici: il furgone, il magazzino dove interrogarla, la pistola per ucciderla con un solo colpo e l'appezzamento vicino a Monza dove il corpo sarebbe stato sciolto in cinquanta litri di acido. La distruzione del cadavere doveva simulare una scomparsa volontaria e assicurare l'impunità agli autori materiali.
Il 30 marzo 2012 la Corte d'Assise di Milano aveva condannato i tre fratelli Carlo, Vito e Giuseppe Cosco, Massimo Sabatino, Carmine Venturino e Rosario Curcio per il sequestro e l'omicidio della testimone di giustizia. A Denise, costituitasi parte civile contro il padre, era stato disposto un risarcimento di 200mila euro. Nel luglio 2012 Venturino aveva raccontato agli inquirenti che Lea Garofalo era stata strangolata con la corda di una tenda da Carlo e Vito Cosco e che il cadavere era stato carbonizzato, non sciolto nell'acido. La sua versione aveva scagionato Sabatino e Giuseppe Cosco.
