La Procura di Pavia si prepara a chiudere il secondo filone d'inchiesta sull'omicidio di Chiara Poggi, la ragazza uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco. Lunedì, salvo sorprese, i magistrati guidati da Fabio Napoleone notificheranno ad Andrea Sempio la chiusura delle indagini preliminari, dopo la prima chiusura dello scorso 7 maggio e la proroga fino al 28 settembre per consentire ulteriori approfondimenti.

L'inchiesta bis, avviata all'inizio del 2024, mette in discussione la condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, e ipotizza che a uccidere Chiara Poggi sia stato Sempio. Con il secondo avviso di chiusura, i pm depositeranno le ultime consulenze disposte dall'accusa. Tra queste figurano lo studio di Carlo Previderé sul Dna sulle unghie della vittima, dopo le osservazioni della difesa sulla sua riconducibilità alla linea paterna di Sempio; la consulenza integrativa sulle misurazioni antropometriche di Sempio, firmata da Cristina Cattaneo; e l'analisi sulle impronte a pallini, da sempre considerate la firma del killer sul pavimento della villetta, affidata a Giampaolo Iuliano e Nicola Caprioli.

Resta invece in dubbio il deposito del dossier assegnato allo psichiatra Roberto Catanesi. Secondo quanto trapela, il consulente potrebbe non aver trovato spunti sufficienti dopo che Sempio si è rifiutato di sottoporsi alla consulenza psichiatrica e personologica disposta dalla Procura. Non è ancora chiaro, inoltre, in quale contesto rientri la testimonianza resa dall'ex comandante del Ris Luciano Garofano, che si occupò delle indagini nel 2007.

Il genetista Ugo Ricci, consulente della difesa di Stasi, invita alla prudenza: «È un momento importante e delicato, bisogna mantenere riservatezza ed evitare indiscrezioni». Tutto il materiale raccolto nella cosiddetta fase due, insieme a quello acquisito dopo la fase uno, formerà la base su cui la Procura chiederà di processare Sempio. Alla chiusura delle indagini segue di norma, dopo i venti giorni lasciati alle parti per replicare, la richiesta di rinvio a giudizio e la fissazione dell'udienza preliminare.

Il caso Garlasco presenta però una complessità giuridica senza precedenti: esiste una sentenza definitiva di condanna a carico di Stasi e, in parallelo, la possibilità che si arrivi allo stesso verdetto per Sempio. Non essendo stato ipotizzato un concorso tra i due, potrebbero configurarsi due sentenze in conflitto, una coesistenza che non è tollerabile né dal punto di vista logico né da quello giuridico. Per questo Pavia potrebbe prendersi un tempo non breve prima di chiedere il processo a Sempio, augurandosi che nel frattempo la Procura Generale di Milano accolga la sollecitazione a presentare un'istanza di revisione del processo Stasi a Brescia.

Se la Procura dovesse chiedere il rinvio a giudizio, con molta probabilità il giudice per l'udienza preliminare di Pavia sospenderebbe l'udienza in attesa che la situazione si chiarisca. Presentarsi davanti a un giudice senza che la Procura Generale abbia fatto propri i dubbi sulla colpevolezza di Stasi significherebbe esporsi a una situazione molto insidiosa. L'avvocato Davide Steccanella, che segue la vicenda come opinionista, osserva: «Non credo che la Procura di Pavia voglia rischiare di arrivare a una situazione di due possibili sentenze in conflitto. Non è mai successo nel nostro Paese. In un caso del genere in linea teorica sarebbe sollevato un conflitto alla Cassazione, ma è un'ipotesi sulla carta, non ci si arriverà».

L'11 maggio scorso la procuratrice Francesca Nanni aveva fatto sapere di aver ricevuto una memoria di cento pagine dai colleghi pavesi, assicurando che l'avrebbe letta e analizzata con attenzione. Un lavoro non semplice, quello di addentrarsi in due decenni di indagini segnati da errori e sentenze contrastanti. Le toghe pavesi starebbero lavorando per mettere in discussione gli indizi indicati dalla Cassazione come gravi, che hanno portato ai 16 anni di carcere per Stasi. L'attenzione sembra concentrata sull'indizio della notevole quantità di Dna della vittima sui pedali della bicicletta Umberto Dei nella disponibilità di Stasi. Uno dei colpi di scena dell'appello bis fu l'emersione della possibilità che l'imputato avesse scambiato i pedali della Umberto Dei con quelli della bicicletta nera da donna vista dalla vicina di casa dei Poggi in un orario compatibile con il delitto.

Armando Palmegiani, consulente del team Sempio, prende le distanze: «Non so nulla di questo. Mi sembra però che più che cercare prove su Sempio si stia cercando di eliminare quelle pregresse su Stasi». La chiusura delle indagini preliminari segna un passaggio decisivo, ma la partita giudiziaria resta aperta su più fronti.

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Cronaca e giustizia

Giulia Sanna — cronaca e giustizia, Filo Civico.