Emergono «elementi certi» che inducono gli inquirenti a parlare di duplice omicidio premeditato nel caso delle due donne morte avvelenate con la ricina a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Le vittime sono Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita. La svolta nelle indagini arriva dalle perizie effettuate dagli esperti del Koch Institute di Berlino, che avrebbero confermato la presenza della tossina su reperti e alimenti.
Secondo quanto ricostruito, sulla presenza di ricina nei campioni analizzati sarebbe emerso qualcosa di anomalo, un elemento che ha orientato gli investigatori verso la pista dell'omicidio volontario e non dell'incidente o del gesto suicida. Le analisi condotte in Germania hanno quindi fornito un contributo decisivo al lavoro della procura, che ora dispone di un quadro più definito su come le due donne siano entrate in contatto con la sostanza letale.
La vicenda si era trasformata in un giallo irrisolto nelle settimane successive alla morte di madre e figlia. La ricina è una tossina estremamente potente, di origine naturale, in grado di provocare la morte anche in dosi minime. La sua presenza in alimenti o oggetti domestici è considerata dagli inquirenti un segnale difficilmente compatibile con una dinamica accidentale, soprattutto se accompagnata da altri riscontri raccolti nel corso delle indagini.
Gli accertamenti hanno coinvolto esperti tedeschi proprio per la complessità delle analisi tossicologiche. Il Koch Institute di Berlino è uno dei laboratori di riferimento in Europa per questo tipo di verifiche. I risultati delle perizie, secondo quanto filtra, avrebbero confermato la pista del duplice omicidio, rafforzando l'ipotesi che qualcuno abbia somministrato la sostanza alle due donne in modo premeditato.
Il fascicolo aperto dalla procura di Campobasso resta al momento coperto dal segreto istruttorio. Non sono stati resi noti i nomi degli indagati né i possibili moventi. Gli inquirenti continuano a lavorare per chiarire chi abbia avuto accesso alla ricina e come sia stata somministrata. Le indagini si concentrano sulla cerchia delle persone vicine alle vittime e sulle circostanze che hanno preceduto il decesso.
La morte di Antonella Di Ielsi e di Sara Di Vita aveva suscitato profondo sconcerto nella comunità di Pietracatella, un piccolo centro del Molise. L'ipotesi dell'avvelenamento con una sostanza così rara e pericolosa aveva da subito destato allarme, spingendo gli investigatori a richiedere l'intervento di laboratori specializzati. Ora le perizie tedesche sembrano aver dato una direzione precisa al caso, che si avvia verso una ricostruzione giudiziaria più solida.
Restano da chiarire i tempi e i modi della somministrazione, oltre all'eventuale coinvolgimento di più persone. Gli elementi raccolti finora, secondo fonti vicine alle indagini, sarebbero sufficienti a sostenere l'accusa di duplice omicidio premeditato, ma il quadro probatorio dovrà essere confermato nelle prossime fasi processuali. La procura non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'esito delle perizie.
