Il sopralluogo di Matteo Salvini e Silvia Sardone alle case popolari comunali di via Rizzoli, nella periferia nord-est di Milano, è saltato per una contestazione. Il vicepremier e l'europarlamentare, candidata a sindaco di Milano per il centrodestra, non sono riusciti ad avvicinarsi agli alloggi gestiti da MM, la società per l'edilizia popolare del Comune, perché la strada che porta alle abitazioni era stata bloccata fin dalle prime ore dell'alba dai centri sociali e da alcune sigle della sinistra.

La delegazione della Lega aveva programmato l'incontro con i residenti delle case popolari di via Rizzoli, ma si è trovata di fronte il presidio degli attivisti. La protesta ha impedito l'accesso alla zona e il confronto con gli abitanti è stato annullato. Non si sono registrati scontri, ma la tensione è rimasta alta per tutta la mattinata.

Al centro della contestazione c'è l'assegnazione al centro sociale Lambretta di circa 380 metri quadri di patrimonio comunale per un canone di 1.270 euro al mese, per una durata di 18 anni. La Lega contesta questa decisione, sostenendo che lo spazio dovrebbe essere destinato ad altre finalità, soprattutto in presenza di famiglie milanesi senza abitazione. Secondo il Carroccio, la concessione a un centro sociale rappresenta un uso discutibile di risorse pubbliche in un contesto di emergenza abitativa.

La vicenda si inserisce nel dibattito sulle politiche abitative e sulla gestione degli immobili di edilizia popolare a Milano. Le case di via Rizzoli sono gestite da MM, società partecipata dal Comune che si occupa della manutenzione e dell'assegnazione degli alloggi. La presenza di Salvini e Sardone era stata annunciata come un'occasione per ascoltare le richieste dei residenti e verificare le condizioni degli edifici.

Il blocco del sopralluogo ha avuto anche una ricaduta politica, perché Sardone è la candidata del centrodestra per la poltrona di sindaco di Milano. Nelle stesse ore, Salvini ha ribadito il suo sostegno alla candidatura dell'europarlamentare, definendola la più attrattiva e auspicando che, in assenza di un accordo nel centrodestra, siano i milanesi a decidere attraverso le urne. Il vicepremier ha anche indicato il secondo weekend di novembre come possibile data per le primarie o per una consultazione dei cittadini.

La protesta dei centri sociali e delle sigle di sinistra non è un episodio isolato nel capoluogo lombardo, dove negli ultimi anni si sono verificati diversi momenti di tensione legati alla gestione degli spazi sociali e alle politiche abitative. Il caso di via Rizzoli riporta l'attenzione su un tema sentito in periferia, dove la domanda di alloggi popolari resta elevata e le liste di attesa sono lunghe.

Al momento non risultano dichiarazioni ufficiali dei residenti delle case popolari, che non hanno potuto incontrare la delegazione della Lega. La vicenda resta aperta e potrebbe alimentare il confronto politico nelle prossime settimane, in vista delle elezioni comunali a Milano.

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Autore

Cronista di politica

Elena Ferraro — cronista di politica, Filo Civico.