La procura di Roma ha ufficialmente ritirato la richiesta di archiviazione dell'indagine sulla strage di Ustica. L'annuncio è arrivato direttamente dal capo dell'ufficio dei pm, Francesco Lo Voi, nel corso dell'udienza tenutasi davanti al giudice per le indagini preliminari Livio Sabatini. «Si apre un nuovo filone con nuove prospettive», ha dichiarato Lo Voi, formalizzando così il passo che riapre di fatto il procedimento contro ignoti per la caduta del Dc-9 Itavia, precipitato nel mar Tirreno la sera del 27 giugno 1980 con 81 persone a bordo.
La decisione della procura capitolina è legata alla disponibilità manifestata dalla Francia a collaborare sul fronte documentale. «Dopo le notizie arrivate dalla Francia, che si è detta pronta a collaborare, procediamo in tal senso», ha spiegato il capo dei pm. Nei prossimi giorni è attesa la decisione del gip Sabatini, che si è riservato di valutare la richiesta di revoca dell'archiviazione.
Il punto di svolta risale al 14 settembre 2026, quando l'Ambasciata di Francia in Italia ha confermato al ministero degli Esteri italiano l'accordo per la concessione di tutta la documentazione conservata negli Archivi dello Stato italiano e riguardante la strage di Ustica tra il 1981 e il 1994. Si tratta, come ricordato da Lo Voi, di due documenti trasmessi dal ministero della Difesa d'oltralpe all'Italia tra il 1986 e il 1990, oltre a nove file informatici corrispondenti ai cinque documenti redatti dall'Ambasciata di Francia.
Secondo la procura di Roma, questo passo delle autorità francesi rappresenta una volontà di riattivazione della cooperazione giudiziaria che in passato non era stata così proficua. «Questo rappresenta per la procura una forma di riattivazione che apre un filone con nuove prospettive», ha aggiunto Lo Voi, sottolineando come la disponibilità francese a riaccendere la collaborazione avviata negli anni passati costituisca un elemento nuovo rispetto al passato.
La strage di Ustica resta uno dei casi più complessi e dibattuti della storia giudiziaria italiana. Il Dc-9 dell'Itavia, partito da Bologna e diretto a Palermo, scomparve dai radar e precipitò nel mar Tirreno, provocando la morte di tutti gli 81 occupanti. Le indagini si sono susseguite per decenni, con ipotesi che hanno coinvolto scenari internazionali e militari, senza mai giungere a una verità processuale definitiva.
Il nuovo filone investigativo si concentra ora sulla documentazione francese, che potrebbe fornire elementi utili a chiarire dinamiche finora rimaste oscure. La procura di Roma ha deciso di non chiudere il procedimento contro ignoti, scommettendo sulla possibilità che i materiali provenienti da Parigi offrano spunti concreti per ulteriori accertamenti.
La palla passa ora al gip Sabatini, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di ritiro dell'archiviazione. La sua decisione, attesa nei prossimi giorni, stabilirà se l'indagine potrà effettivamente proseguire lungo la nuova pista aperta dalla cooperazione con la Francia. Per i familiari delle vittime e per l'intero sistema giudiziario italiano, si tratta di un passaggio atteso da anni, che potrebbe segnare una nuova fase nelle ricerche della verità sulla tragedia del 1980.
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