Stanchezza al risveglio, mascella contratta, fame di zuccheri nel pomeriggio e una mente che non si spegne mai. Secondo psicologi ed endocrinologi, dietro questi sintomi c'è un fenomeno che definiscono «boom di cortisolo da social», un'emergenza silenziosa che colpisce soprattutto la fascia tra i 18 e i 35 anni. Negli ultimi mesi, dicono gli specialisti, cresce il numero di pazienti con le analisi del cortisolo alterate senza una causa organica riconoscibile.
Il denominatore comune, spiegano gli esperti, è l'uso compulsivo dei social network, fatto di notifiche continue, confronto costante con gli altri e doomscrolling serale, cioè lo scorrere ripetuto di post e video. «Il cortisolo è scatenato dall'ansia: il sistema nervoso autonomo simpatico, deputato allo stato di attacco o fuga, è sempre attivato», spiega Camilla Pizzoni, direttore generale di Pool Pharma. In queste condizioni il corpo può produrre cortisolo oltre i livelli di guardia, con effetti sul ciclo sonno-veglia e sull'equilibrio fisiologico.
Il cortisolo segue normalmente una curva precisa: alto al mattino per svegliarci, basso la sera per favorire il sonno. Gli esperti sostengono che questa curva si alteri quando centinaia di micro-allarmi al giorno, tra like, commenti, notizie negative e messaggi di lavoro, mantengono il livello alto fino a mezzanotte e oltre. Il corpo finisce così per vivere come se fosse sotto attacco continuo.
Secondo i report Censis, APA e Digital Wellness Lab 2025-26, rielaborati da Pool Pharma, TikTok è la piattaforma più associata all'abuso e al picco di stress, indicata dal 68% dei casi considerati, per il loop infinito di contenuti e il confronto estetico continuo. Seguono Instagram, con il 62%, legato alla paura di essere tagliati fuori e all'ansia da immagine, con un picco tra le 19 e le 23; X, con il 55%, per polemiche e notizie negative; Facebook, con il 41%, soprattutto tra gli over 40, per gruppi e discussioni ansiogene; WhatsApp e Telegram, con il 38%, per la pressione della risposta immediata; YouTube e Shorts, con il 33%, per il binge watching notturno; LinkedIn, con il 19%, per l'ansia da prestazione lavorativa.
Gli esperti sottolineano che non conta tanto il numero di ore, quanto il modo in cui si usano i social: trenta minuti di litigio su X, dicono, alzano il cortisolo più di due ore di video divertenti. Come misura pratica indicano una routine semplice e a basso costo: novanta minuti al mattino senza social, notifiche push spente tranne per le chiamate essenziali, nessuno scroll dopo le 21 e venti minuti al giorno di passeggiata senza telefono. Non serve una disintossicazione digitale estrema, concludono, ma una sorta di «igiene del cortisolo», da praticare con la regolarità con cui ci si lava i denti.
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