Il tribunale di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per le tre persone coinvolte nell'omicidio di Fabio Colapietro, il 39enne ucciso e fatto a pezzi in un appartamento alla periferia nord della città dopo un festino a base di droga e alcol. Il giudice per le indagini preliminari ha confermato il carcere per Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha confessato l'omicidio; per Nicole Formichetti, 47 anni, insegnante di italiano e inquilina dell'appartamento in cui è stato ritrovato il corpo; e per Keith Butig, 22 anni. Le due donne sono accusate di favoreggiamento e soppressione di cadavere.

Nell'udienza di convalida del fermo, Formichetti si è avvalsa della facoltà di non rispondere. «Non ha risposto al giudice perché adesso non è nelle condizioni di poter rendere dichiarazioni», ha spiegato il suo legale, l'avvocato Alessandro Bellina. Diverso l'atteggiamento di De Oliveira Morando, il 26enne reo confesso, che ha parlato davanti al gip. Secondo quanto riferito dal suo difensore, Wilmer Perga, il giovane ha ammesso l'omicidio ma non ricorda con precisione come si siano svolti i fatti, se non una colluttazione. «Erano lì dal 20 sera, hanno fatto festa e assunto molti tipi di droghe, tra cui crack e Lsd, oltre a superalcolici. Poi quando il mio assistito si è svegliato, gli hanno detto che la vittima lo aveva derubato e questo ha scatenato l'aggressione», ha dichiarato il legale.

Secondo la ricostruzione emersa dagli interrogatori, il festino nell'appartamento di via Gulli era iniziato la sera del 20 settembre. A procurare le sostanze sarebbe stata la stessa vittima, giunta sul posto insieme alla professoressa quarantasettenne e al ventiduenne. La tragedia si sarebbe consumata tra il 21 e il 22 settembre. Al rientro dopo aver cercato altra droga, Colapietro avrebbe tentato di rapinare il portafoglio a De Oliveira mentre dormiva, scatenando una violenta colluttazione culminata nella morte del trentanovenne. Il movente indicato dal giovane sarebbe il furto di 50 euro dal suo portafogli, soldi destinati all'acquisto di altra droga. Le esatte modalità del decesso restano tuttavia incerte nei ricordi dell'indagato.

Dopo due ore di infruttuosi tentativi di rianimazione con il massaggio cardiaco, i tre presenti avrebbero pianificato l'occultamento e lo smembramento del cadavere, acquistando sacchi, teli e cemento a presa rapida con l'intenzione di gettare i resti nel fiume Dora, poco alla volta. «Hanno cercato di eseguire delle manovre di rianimazione, ma quando hanno capito che non c'era più nulla da fare hanno pensato di nascondere il cadavere. Quindi l'idea di comprare sacchi e cemento, con l'intenzione di buttare i pezzi in un fiume o in un lago», ha aggiunto l'avvocato Perga.

Sul fronte giudiziario, Keith Butig ha negato ogni addebito nell'omicidio e nel sezionamento del corpo, sostenendo di essersi isolata in una stanza e di essersi limitata all'acquisto dei sacchi prima di allontanarsi dall'abitazione. La posizione delle due donne, accusate di favoreggiamento e soppressione di cadavere, resta al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di chiarire il ruolo di ciascuno dei presenti nell'appartamento. Il corpo di Colapietro, residente a Chivasso, è stato trovato fatto a pezzi nell'abitazione della periferia nord di Torino. L'inchiesta, coordinata dalla procura, dovrà ora ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e le responsabilità individuali.

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Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.