L'Iran attende una risposta ufficiale degli Stati Uniti alle richieste avanzate da Teheran per la riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, citato dai media statali. Secondo il capo della diplomazia, i mediatori del Qatar hanno presentato alcune proposte che sono state discusse con la parte iraniana e che ora dovranno essere sottoposte nuovamente agli Stati Uniti.

«I mediatori hanno presentato delle proposte e ne abbiamo discusso. Dovranno riproporre la questione alla controparte americana, dopodiché la risposta definitiva degli Stati Uniti ci verrà comunicata tramite il mediatore qatariano», ha dichiarato Araghchi. La risposta di Washington è attesa nelle prossime ore, mentre i mediatori qatarioti continuano a lavorare a una possibile intesa tra Teheran e Washington.

Sul fronte diplomatico, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito la posizione degli Stati Uniti, affermando che l'Iran «vuole l'apocalisse» e non può avere un'arma nucleare. Teheran, dal canto suo, ha fatto sapere di non essere disposta a concedere flessibilità sul proprio programma nucleare.

In questo quadro si inserisce l'iniziativa dei Guardiani della rivoluzione, che hanno inviato una lettera aperta al popolo americano. Il portavoce dei Pasdaran, Hossein Mohbi, ha spiegato in una conferenza stampa riportata dall'agenzia Tasnim che l'obiettivo è diffondere la verità e non influenzare le elezioni americane. «Perché gli Stati Uniti fanno pressione su altri Paesi affinché dichiarino i Pasdaran un'organizzazione terroristica? I Pasdaran sono davvero terroristi?», ha chiesto Mohbi.

Nel documento, una lettera di una decina di pagine, i Guardiani della rivoluzione illustrano «in modo dettagliato e documentato quali siano i fondamenti e la natura del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, come sia stato istituito e quanto sia radicato tra il popolo». Mohbi ha aggiunto che nella lettera si sottolinea «fino a che punto esso occupi un posto importante nel cuore della popolazione e quanto profonde siano le sue radici tra le masse della nazione».

Il portavoce dei Pasdaran ha inoltre rivendicato i servizi forniti alla popolazione nei settori dello sviluppo infrastrutturale, della riduzione delle aree svantaggiate e della sanità, benefici che secondo lui hanno riguardato non solo il popolo iraniano ma anche le popolazioni della regione. Da qui la domanda finale: «Sulla base di quale argomento e di quale criterio razionale gli Stati Uniti definiscono i Pasdaran un'organizzazione terroristica?».

Sul piano politico, Mohbi ha attaccato duramente il presidente americano Donald Trump, definendolo «un bugiardo» che punta «a depredare il nostro popolo e a dividere la nostra patria». Il generale ha poi sostenuto che gli Stati Uniti hanno perso la guerra con l'Iran e devono riconoscerlo. «L'America non ha altra scelta che ammettere la sconfitta e lasciare la regione, e la nostra campagna si concluderà con questo risultato», ha dichiarato.

Tra le «verità» che i Guardiani della rivoluzione intendono ristabilire c'è anche la questione del programma nucleare iraniano. «L'affermazione secondo cui all'Iran mancherebbero solo poche settimane per ottenere un'arma nucleare è la stessa menzogna ripetuta da 25 anni», ha ricordato Mohbi. «Se davvero l'Iran fosse stato sul punto di acquisire una capacità nucleare militare, quelle poche settimane di cui si parlava 25 anni fa sarebbero passate da tempo. Oggi vediamo dunque che questa affermazione è una grande menzogna», ha assicurato.

La vicenda si intreccia con il negoziato sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per il transito del petrolio e delle merci. La riapertura dello Stretto è una delle richieste centrali avanzate da Teheran, e la risposta americana attesa nelle prossime ore sarà decisiva per capire se il canale diplomatico aperto dal Qatar potrà portare a un'intesa o se le posizioni resteranno distanti.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.