In Israele il quadro politico resta incerto dopo gli exit poll delle elezioni legislative. Secondo le prime stime, l'opposizione otterrebbe tra i 52 e i 53 seggi, mentre la coalizione guidata dal premier Benjamin Netanyahu si fermerebbe a 50. I partiti arabi si attesterebbero tra 17 e 18 seggi. Per governare servono 61 seggi sui 120 della Knesset, soglia che nessuno dei due blocchi sembra in grado di raggiungere da solo.

Proprio per questo le alleanze con i partiti arabi diventano il nodo centrale delle prossime settimane. Secondo le analisi riportate dalla stampa italiana, il rebus della maggioranza non si scioglie con i numeri a disposizione: senza il sostegno o l'appoggio di almeno una parte delle forze arabe, l'opposizione non avrebbe modo di costruire un'alternativa autonoma. La coalizione di Netanyahu, di estrema destra, dal canto suo non dispone dei seggi sufficienti per governare da sola. Il Likud, il partito del premier, risulterebbe la prima forza del Paese, ma il dato non è sufficiente a garantire una maggioranza.

Il dato sull'affluenza è stato definito record, con il 77,7 per cento degli aventi diritto. Tra gli scenari che si aprono figurano la formazione di un governo di unità nazionale e il ritorno alle urne, ipotesi che le stesse testate indicano come possibile in caso di stallo prolungato alla Knesset. Nelle stesse ore viene citato Benjamin Netanyahu, 77 anni, premier più longevo della storia del Paese, che si gioca quella che viene descritta come la sua ultima partita politica, dopo oltre trent'anni di centralità nella scena politica israeliana.

In campagna elettorale il premier ha puntato su una strategia della paura, che le analisi giornalistiche indicano come uno dei tratti distintivi della sua ultima sfida. L'opposizione, guidata dall'ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot, risulta avanti nei dati degli exit poll, ma non in misura tale da poter formare da sola un esecutivo. Il confronto tra i due blocchi si gioca quindi sulla capacità di attrarre, o tenere lontane, le forze arabe, che nella Knesset rappresentano un terzo incomodo decisivo.

Le cifre indicate derivano dagli exit poll e potranno essere modificate dai risultati definitivi dello scrutinio. Per ora il quadro resta quello di un Parlamento frammentato, in cui nessuno schieramento dispone di una maggioranza chiara e in cui la posizione dei partiti arabi può orientare l'esito finale della crisi politica.

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Autore

Redattore economia

Marco Bellini — redattore economia, Filo Civico.