Una nuova inchiesta giornalistica riapre il capitolo dei giorni che precedettero l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Secondo quanto riporta la rivista statunitense The Atlantic, l'allora capo dell'intelligence egiziana, Abbas Kamel, avrebbe trasmesso un avvertimento ad alti funzionari israeliani durante una visita all'aeroporto Ben Gurion, poco prima dell'offensiva guidata dal movimento palestinese.

La ricostruzione si aggiunge a quella diffusa da Haaretz su un presunto avvertimento a Benjamin Netanyahu da parte del presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed bin Zayed. Insieme, i due elementi alimentano un quadro già denso di interrogativi sulle responsabilità e sui canali di allerta che precedettero l'attacco più devastante nella storia di Israele.

Secondo The Atlantic, Kamel atterrò in Israele il 26 settembre 2023. Il suo aereo rimase a terra poco più di un'ora, 67 minuti secondo il registro di volo delle autorità aeroportuali israeliane, prima di ripartire verso Il Cairo. Non è chiaro con quali funzionari si sia incontrato: la rivista parla di interlocutori non specificati. Il capo degli 007 egiziani non avrebbe fornito informazioni precise su quando e come sarebbe avvenuto l'attacco, ma avrebbe raccomandato al governo israeliano di concedere ad Hamas agevolazioni economiche per scongiurare il conflitto.

Il messaggio riferito da un ex funzionario israeliano, informato in seguito sulla visita, sarebbe stato esplicito: «Se non cambiate rotta, Gaza vi esploderà in faccia». Undici giorni dopo quell'incontro, il 7 ottobre, Hamas lanciò raid coordinati contro kibbutz, basi militari e il festival musicale di Supernova, provocando la morte di circa 1.200 persone, in prevalenza civili, e il sequestro di 251 ostaggi portati a Gaza.

La vicenda non è nuova. Già due giorni dopo la strage, un funzionario dell'intelligence egiziana aveva dichiarato all'Associated Press che Israele aveva ignorato ripetuti avvertimenti sul fatto che Hamas stesse pianificando «qualcosa di grosso». Il sito di notizie Ynet aveva riferito che proprio Kamel aveva avvertito personalmente Netanyahu dieci giorni prima delle atrocità. L'ufficio del primo ministro, nei giorni successivi all'attacco, aveva negato che Netanyahu avesse ricevuto avvertimenti, diretti o indiretti, dall'Egitto sulla situazione a Gaza.

A tre anni di distanza resta un mistero cosa abbiano fatto i funzionari israeliani dopo l'avvertimento di Kamel. Funzionari di sette diversi Paesi, interpellati da The Atlantic, hanno affermato che quella visita avrebbe dovuto far scattare l'allarme ai massimi livelli del governo israeliano. La discrepanza tra la portata dell'allerta e la reazione delle istituzioni israeliane è il nodo centrale su cui si concentrano le nuove rivelazioni.

Il contesto politico in cui cadono queste rivelazioni è quello di un Paese ancora segnato dalle conseguenze dell'attacco e dalla gestione della guerra a Gaza. Le inchieste giornalistiche si intrecciano con il dibattito pubblico sulle responsabilità della catena di comando e sui meccanismi di valutazione delle minacce. Per i lettori italiani, la vicenda riguarda anche il quadro internazionale in cui si muovono i principali attori del Mediterraneo e del Medio Oriente, Egitto in primo luogo, e le ricadute sui rapporti diplomatici e di sicurezza nella regione.

La visita di Kamel, il suo contenuto e le sue conseguenze restano al centro di una verifica che coinvolge intelligence, governo e giustizia israeliana. Le nuove rivelazioni non chiariscono se l'avvertimento sia stato effettivamente recepito e come sia stato gestito, ma aggiungono un tassello a una catena di segnalazioni che, secondo diverse fonti, precedettero l'attacco del 7 ottobre.

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Esteri e sport

Davide Orsini — esteri e sport, Filo Civico.