Luiz Inácio Lula da Silva è stato rieletto presidente del Brasile, conquistando il quarto mandato al ballottaggio contro il senatore di estrema destra Flávio Bolsonaro. Secondo i dati ufficiali, con il 97,69% delle schede scrutinate Lula ha ottenuto il 51,74% dei voti, contro il 48,26% del rivale, con oltre quattro milioni di voti di scarto. La vittoria completa una rimonta che non ha precedenti nella storia democratica del Paese.
Al primo turno Flávio Bolsonaro era arrivato in testa con il 47%, due punti percentuali e 2,2 milioni di voti più del leader progressista. Dalla fine della dittatura militare, che si è conclusa nel 1985, nessun candidato arrivato secondo al primo turno era mai riuscito a vincere il ballottaggio. Lula, che domani compirà 81 anni, ha costruito la sua campagna anche sui social, settore in cui la destra è più forte, proclamandosi «il re del selfie». Nella serata della vittoria, parlando a San Paolo, ha ringraziato «la generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della democrazia».
Il percorso politico di Lula è lungo. Nato nel 1945 in una famiglia contadina povera del Pernambuco, nel Nordest, si trasferì da bambino nella zona industriale di San Paolo, dove cominciò a lavorare in fabbrica a 14 anni perdendo un dito. Da leader sindacale guidò i grandi scioperi della fine degli anni Settanta, durante la dittatura. Dopo tre sconfitte arrivò alla presidenza nel 2003, fu rieletto nel 2006 lasciando l'incarico con una popolarità record, sostenuta dai programmi sociali come la Bolsa Família. Nel 2022 aveva battuto di misura Jair Bolsonaro, padre dello sfidante, poi condannato per tentato golpe. Al terzo mandato gli viene riconosciuto il ripristino delle politiche sociali e il freno alla deforestazione dell'Amazzonia, mentre gli viene rimproverato di aver proposto poche idee nuove.
Le sue vicende non sono state prive di ombre. Le affinità con governi autoritari di sinistra, come quello del Venezuela di Hugo Chávez, gli hanno attirato critiche. Nel 2018-2019 ha trascorso 580 giorni in carcere per corruzione, prima che la condanna fosse annullata per vizi procedurali e parzialità del giudice. Lo slogan «Lula ladrão» resta comunque un cavallo di battaglia della destra.
Il risultato non è stato accettato dallo sconfitto. Flávio Bolsonaro, senatore del Partito liberale (Pl), ha dichiarato che non riconosce la vittoria di Lula e che contesterà il voto in tribunale. «In queste condizioni è impossibile riconoscere le elezioni. Chiederò l'annullamento delle stesse», ha detto in una breve dichiarazione alla stampa. Il senatore contesta la decisione del giudice Cristiano Zanin, del Supremo tribunale federale ed ex avvocato personale di Lula, di prolungare di due ore il voto su richiesta della campagna del presidente. Secondo la campagna di Lula, alcuni sindaci dell'opposizione avevano sabotato i trasporti pubblici per impedire agli elettori di raggiungere i seggi nelle roccaforti del Partito dei lavoratori. Bolsonaro accusa Zanin di aver cambiato le regole a partita in corso e di aver scavalcato il Tribunale superiore elettorale, che avrebbe dovuto pronunciarsi sul ricorso.
La decisione è arrivata poco dopo la chiusura della maggior parte dei seggi, alle 17 locali, le 21 in Italia. I presidenti di seggio non erano stati avvisati in tempo e lo slittamento ha provocato grande confusione: diversi elettori non sono riusciti a votare perché le schede della loro urna erano già state conteggiate.
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