In Serbia e in Bulgaria si vota nello stesso giorno, con due appuntamenti elettorali che sono seguiti con attenzione a Bruxelles. In Serbia si rinnovano i 250 deputati dell'Assemblea nazionale in elezioni parlamentari anticipate; in Bulgaria si tengono le elezioni presidenziali. Entrambi sono Paesi slavi e ortodossi, confinanti tra loro e con storiche simpatie per la Russia, ma con collocazioni internazionali diverse: la Serbia non fa parte né della Nato né dell'Unione europea, pur avendo chiesto da tempo l'adesione all'Ue, mentre la Bulgaria è membro di entrambe.
Il voto serbo è il punto di arrivo di quasi due anni di proteste contro la corruzione, guidate dagli studenti. Il movimento è nato dopo il crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad, nel novembre 2024, che causò la morte di 16 persone. La tragedia è diventata un simbolo della corruzione politica nella società serba e ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone. Il ritorno alle urne era una delle richieste principali del movimento. Secondo le cronache, sono circa 6,4 milioni gli elettori chiamati a scegliere tra 18 liste, sette delle quali rappresentative di minoranze etniche. Sono stati segnalati seggi aperti e un clima di alta tensione, con migliaia di persone in piazza nei giorni precedenti il voto. Per legge non sono previsti exit poll.
Il principale protagonista della sfida è Aleksandar Vučić. Il 27 settembre si è dimesso dall'incarico di presidente, che ricopriva dal 2017 e che avrebbe potuto mantenere fino al prossimo maggio. Non potendo correre per un terzo mandato presidenziale, si è riproposto come primo ministro, incarico che aveva già ricoperto tra il 2014 e il 2017. Vučić ha dichiarato di volersi candidare «come un uomo comune, come uno del popolo». Guida la lista del suo partito, il Partito progressista serbo, al potere dal 2012, di orientamento populista e nazionalista di destra, ed è inserito nella coalizione «Serbia unita» insieme al Partito radicale serbo di Vojislav Šešelj, formazione di estrema destra filo-russa. Tra i partiti minori figura una coalizione nazionalista guidata dagli ex comunisti del Partito socialista, che potrebbe sostenere Vučić dall'esterno.
Lo sfidante principale è la «Lista studentesca», espressione diretta del movimento di protesta, che non ha indicato un candidato premier e con la quale, secondo le indicazioni disponibili, si profila un testa a testa serrato. Diversi partiti di opposizione di centro-sinistra hanno scelto di non presentarsi per non disperdere voti e farli confluire sugli studenti, mentre corre separatamente l'alleanza «Serbia europea», che potrebbe allearsi con la Lista studentesca dopo il voto.
In Bulgaria il quadro è diverso. Sono 27 i candidati alla presidenza. Se nessuno otterrà la maggioranza assoluta con un'affluenza superiore al 50% degli aventi diritto, il primo novembre si terrà il ballottaggio tra i due più votati. Secondo i sondaggi citati dalle cronache, la sfida dovrebbe essere tra Ilijana Jotova, presidente in carica, filo-russa, sostenuta dagli ex comunisti del Partito socialista e da Bulgaria progressista del primo ministro Rumen Radev, e Andrey Gyurov, ex primo ministro liberale ed europeista ed ex vicegovernatore della Banca nazionale.
Il voto bulgaro arriva dopo un cambio al vertice dello Stato. Lo scorso anno Radev era stato confermato per un secondo mandato presidenziale, ma a gennaio si è dimesso a sorpresa per partecipare alle elezioni parlamentari di aprile. Dal 23 gennaio 2026 il suo posto è stato preso dalla vicepresidente Ilijana Jotova, oggi presidente in carica, mentre Radev è diventato primo ministro. Le elezioni presidenziali odierne sono regolari, a cinque anni di distanza dalle precedenti.
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